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Il manifesto rappresenta l’anima dell’avanguardia artistica e concettuale. Nato per essere copiato e stampato per poi essere distribuito in modo virale tra le masse, ha incarnato per le avanguardie del novecento il prototipo di ciò che oggi chiamiamo post.

Immaginate un Tristan Tzara alle prese con il mondo dei social, con il web. Mai come ora abbiamo a disposizione uno strumento perfetto in grado di incarnare a pieno l’irriverenza, l’umorismo caustico e la rottura dei canoni proprie delle avanguardie artistiche una su tutte il Dadaismo. Il flusso folle delle tendenze che scorrono giorno dopo giorno sulle nostre timeline è la realizzazione dell’anarchia del pensiero in grado di creare e distruggere opinioni, fatti e ideologie.

Se grande è la confusione sotto il cielo, non possiamo che abbracciarla e farla nostra, tenderle la mano o semplicemente osservarne le trasformazioni e le implicazioni nella società.

Con questo articolo LHUB propone la traduzione integrale del manifesto meme, un avanguardia inconsapevolmente nata dalle ceneri siuazioniste, surrealiste e ovviamente dadaiste del 900. Non abbiamo intenzione di fornire al lettore chiavi di lettura pseudotraduzioni o arzigogolati cappelli teorici (googolate piuttosto), il manifesto si manifesta da sé. 

Risulterebbe antipatico come è antipatico spiegare un’opera d’arte contemporanea, o peggio ancora, una stupida barzelletta.

Il plagio è necessario, lo implica il progresso.

Per vecchi meme diventare risorse per il presente richiede una loro reinvenzione, un loro riuso; l’appropriazione di un patrimonio comune, non della proprietà privata. L’avanguardia culturale degli shitposter circoscrive il popolo dei meme in un’autistica, quasi schizofrenica, conoscenza dell’effimero della rete. Analizzare l’arte come concetto era d’obbligo molto prima che quelle dita insaziabili e ricoperte di briciole si prefiggessero di portare a termine ciò che dadaisti e situazionisti non poterono terminare. Lasciando da parte gli abbaglianti rizomi del postmoderno, l’avanguardia ora capeggia la transazione di internet nel post-postmoderno.

La nostra parola per questo tipo di riuso e reinvenzione dei meme è détournement; che sottintende deviare, dirottare, fuorviare ed espropriare. Questo è: no shitpost qua shit post. Il compito non è la distruzione del meme, bensì la distruzione del proprietario del meme, il quale manifesta come la mano invisibile del prescrittivismo conservatore giudichi, urlando su Imgur e Reddit: «stai usando il meme nel modo sbagliato!». L’eliminazione della vera nozione di proprietà privata in questo campo è ciò che rendeva una volta i meme così brillanti: il meme era vero solo a se stesso.

deviare_dirottare_ fuorviare_espropriare
deviare_dirottare_ fuorviare_espropriare

 

Ma i normies tornarono ancora, e i meme ironici divennero la nuova normalità con [only soccer-mom Garfields and rural-American Jesus-posting left behind]. Ma questa volta vengono marchiati, filigranati con link al loro profilo Instagram e tempestati di emoji – ah davvero?! Come sarebbe successo?

Ricordiamo la Grande Guerra dei Meme del 2014: i libri di storia di KnowYourMeme, non menzioneranno le numerose cadute che soffrirono cancellazioni da Facebook nel nome di meme provocanti, e tra questi la prima ondata di pagine di allitterazione storica. Non sono stati i normies ad organizzarsi per radunare followers per segnalazioni di massa a pagine che postano meme dell’11 settembre, e nemmeno a minacciare di doxxarsi l’un l’altro per ripostare senza riferimenti.

I normies hanno rubato i nostri meme? Oppure abbiamo semplicemente perso di vista qualcosa di importante, la cosa che 4chan ha provato a spiegarci quell’Ottobre attraverso la metafora del Pepe-Market? È stato il nostro internet hipster, la valutazione capitalista di Pepe – mantenerlo raro e mantenerlo nostro; se non è raro non è fantastico – che ci porta a lanciare Pepe ai normies, cedendone l’egemonia di uso e di significato, visto che abbiamo finito di produrre e di distribuire. Eravamo noi i normies?

I normies hanno rubato i nostri meme?

I normies producono una cultura secondo la loro immagine, una cultura dei meme come proprietà privata, l’autore come unico proprietario di un’opera geniale. Il détournement setaccia attraverso i rimasugli memetici la cultura presente e passata di meme che per il loro essere inopportuni possono essere usati contro la cultura normie. Il détournement offre una facilità di produzione che sorpassa di gran lunga – per quantità, varietà e qualità – i contenuti normie, che ci hanno annoiato per così tanto tempo. Piuttosto che elaborare ulteriormente la memetica normie, il détournament la sfrutta.

Il nostro scopo è la sovversione della cultura dei predatori di pagine di meme attraverso una sincera rifocalizzazione della produzione normie. Crediamo che il significato sia il risultato dell’utilizzo, e così, ci muoviamo verso l’utilizzo di qualunque cosa.

La scena dei meme ha perseverato il fuoco infernale della meta ironia, le quali oscuranti fiamme di cambiamento, hanno rigirato ogni meme, sfruttandolo, mostrando l’ipocrisia di meme ironici che diventano non ironici ma che comunque conservano il cinismo e l’elitarismo di un’opera insincera. Avanziamo adesso nell’ingenuità informata dei meme post-ironici, armandoci del passato. Ereditiamo il pathos di sincerità dagli oldfag mentre i frutti di tutta questa ironica sperimentazione ispirano il nostro ethos. La valutazione non ironica dei meme come cose reali, è la fonte dei nostri nuovi loghi.

Come i normies metastatizzano verso l’esterno, rifacendo tutto il Web nella loro immaine, a casa su Facebook ritroveranno la loro immagine rigirata contro loro stessi.

Tutta la cultura è derivata.

La rivoluzione verrà ripostata.

Traduzione a cura di Daria Raponi

Questo articolo è apparso su the philosopher’s meme con il titolo The Post-Pepe Manifesto.