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Pinacoteca di Brera, Gennaio 2016.

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Sono fuori per prestito pezzi come Cena in Emmaus di Caravaggio, o Il bacio di Francesco Hayez – l’insuperata icona romantica, esposta in contemporanea in quel di Milano ma in altra sede dove se ne celebra l’autore.
Vinto l’iniziale disappunto, si procede con la visita, accurata, lenta quanto basta, affascinati incuriositi o appesantiti da quanto circonda.
Ma inutile è negare che anche (forse soprattutto) la pancia decide in fatto d’arte: abbondano i casi in cui si guarda per un attimo e basta, quelli in cui neanche si guarda, stanchi di una certa ridondante lunghezza d’onda che non cattura più – ed è lì che interviene la sedia-salvagente…

Fino a quando, di nuovo, non si è personalmente risvegliati da qualcosa o qualcuno che non si può ignorare.

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Di Brera, fra altri degnissimi che qui taccio, con me porto via senza alcun dubbio Pascoli di Primavera (1896) di Giovanni Segantini.

Ultima sala, quasi sul corridoio verso l’uscita.

E qui interviene la pancia, senz’altro: dalla sedia su cui sosto (l’ennesima) scorgo lateralmente un semplice, meraviglioso soggetto alpino.

Mi alzo in fretta per avvicinarmi, ne scopro l’autore, e gli occhi confermano che l’intuizione era giusta: è un quadro che sprigiona un nonsoché di balsamico, i tratti di Segantini sono straordinari, solo apparentemente disordinati, ampi quasi rotondeggianti, e i colori vi abbondano senza intaccare il chiarore generale dell’armonica scena.

Esco dal museo contento, ancora una volta convinto di associare all’arte originalità, creatività, emozione, e poco più.

Una calamita del quadro ne accompagna il ricordo.

Pascoli di primavera

Soggetto: paesaggio montano con mucche
Estensione: altezza: cm 95; larghezza: cm 155
Materia e tecnica: tela/ pittura a olio
Data di creazione: 1896; sec. XIX; 1896
Ambito geografico: Pinacoteca di Brera, via Brera, 28 – Milano (MI), Italia, inv. Reg. Cron. 2336 – proprietà Stato: Pinacoteca di Brera