Home Polis Alla donna come al cuor non si comanda!

Alla donna come al cuor non si comanda!

“Vieni anche tu a dirci la tua!”

389
CONDIVIDI
AK Rockefeller - Calendar Girl - https://www.flickr.com/photos/akrockefeller/

Era un martedì mattina quando ho ricevuto un messaggio: “Ehi, ti piacerebbe scrivere per questo giornale?”.

E perché no? Accetto!

E nel corso della giornata sono tornata a rifletterci più volte, sul perché ho accettato, e soprattutto sul “Cosa scrivo?”.

Ma eccolo lì, nei meandri della mente, l’argomento più trattato nelle ultime ventiquattro ore. Proprio vero che l’essenziale è invisibile agli occhi: ma certo, la Festa della Donna!

Siamo seri, “Festa della Donna” appare così svilente, insignificante.

“Giornata Internazionale della Donna”, piuttosto, questo sì che è un bel nome!

Esiste la giornata mondiale del rifiuto della miseria, del malato di cancro, dei profughi, dei diritti umani. Poi esistono anche le giornate mondiali buffe, quella del sorriso, ad esempio, e del bacio, del disegno, della musica…

E quindi mi sono chiesta, la giornata internazionale della donna la inseriamo tra quelle serie o in quelle buffe che occupano un servizio di mezza pagina nella sezione di costume e società?

La mia risposta è: nessuna delle due!

Questa festa, o come la si voglia chiamare, si è trasformata unicamente in un pot-pourri di opinioni pubbliche, avvallate dai social media, che sembrano affermare «Vieni anche tu a dirci la tua!».

Ebbene sì, è diventata un evento mediatico e sociale e, in seconda battuta, gastronomico e floreale.

Ma le donne hanno davvero bisogno di una loro giornata internazionale?

La mia risposta è sì.

Sì perché buona parte di esse subiscono discriminazione sul lavoro, sì perché spesso ricevono uno stipendio inferiore a quello degli uomini, sì perché subiscono ancora violenze sessuali che prescindono dalla “pacca sul culo”. Al giorno d’oggi non viene più considerata nemmeno violenza, se l’uomo sul culo ci si sofferma per meno di un secondo.

Quindi, la mia risposta è sì anche perché può essere violenza addirittura una parola, uno sguardo, un atteggiamento.

Abbiamo bisogno di una giornata per ricordare al mondo intero che la donna esiste ed è soggetto, non oggetto. Come ricordare quindi, nel modo migliore, la parità dei sessi?

Ci sono quelle che sfoggiano mazzi di mimosa e quelle che ricordano le donne morte in fabbrica nel 1908.

Ma davvero? Una giornata internazionale per la morte di “sole” 150 donne in una fabbrica di New York?

Ovviamente no. Tante ce n’erano già state, di morti di donne sul lavoro, e altrettante ne sarebbero venute.

In realtà, questa festa la dobbiamo alle signore russe.

Era l’8 marzo del 1917: a San Pietroburgo un grande corteo di donne protestava contro la Prima Guerra Mondiale, chiedendone la fine immediata. La risonanza di quella manifestazione fu tale da promuovere la serie di proteste che portarono al crollo dello zarismo, tanto che venne designata come passo di inizio per quella che sarà ricordata come la “Rivoluzione Russa di Febbraio”.

E fu così che quella giornata passò alla storia.

Nel 1921, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, quell’8 marzo venne celebrato proclamando la “Giornata Internazionale dell’Operaia”.

La Festa della Donna è una data di dolore, quindi, ma anche di successo.

Accomuna la tragedia delle morti in fabbrica ai diritti delle operaie e alla parità dei sessi. È la giornata delle battaglie vinte e purtroppo anche di quelle perse.

E’ un monito per generazioni future, perché ognuno si ricordi che nulla è mai abbastanza quando si parla di diritti.