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Anni dorati

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Spero mi perdonerete se non dissemino questo mio post di paroline trendy come ke, cmq, nn, xché e via spetazzando, o se non mi esprimo con le stupide frasi gergali tipiche della mia sciagurata fascia d’età. Allo stesso modo, spero che avrete la pazienza, oltre che la capacità, di leggere fino in fondo questo mio messaggio così lungo ed articolato. Prometto fin da ora che sarà l’ultimo.

E’ la prima volta che pubblico un mio scritto sul vostro blog, per cui è il caso che mi presenti.

Mi chiamo X2Pigreco, ma i più accorti di voi avranno subito capito che non è il mio vero nome. Dall’attenta lettura della mia carta d’identità si deduce che ho 16 anni. Le mie preferenze sessuali – se a qualcuno può interessare – sono tuttora piuttosto nebulose, ma in questo campo ho finito con l’orientarmi sempre più verso un sereno, totale disinteresse. Amo la musica – di sicuro non la vostra – e faccio una cosa che probabilmente considerate inutile o quantomeno superflua: leggo tutto quello che mi capita a tiro. Non ho molti amici, ma quei pochi che ho non hanno la minima idea di quello che mi passa per la testa. Ho gli occhi azzurri e i capelli color biondo sporco, e ho deciso di togliermi la vita.

Perché, vi chiederete, venire a disturbare proprio voi, e perché pubblicare la mia geremiade su Thegunners.it, un blog di appassionati di armi e di intrepidi patrioti?

Beh, ho pensato che affidare le mie ultime riflessioni ad un gruppo di persone così aliene da dubbi e incertezze fosse un’idea interessante. Prendetela come volete, ma il pensiero che gente abituata a discutere di otturatori, proiettili perforanti e fondine ascellari sia per una volta posta di fronte a un problema di natura esistenziale mi riempie di buonumore.

«Ma che cazzo dice questo stronzo» (scusate il linguaggio, sto solo cercando di interpretare il vostro pensiero), «per me ha solo voglia di farsi compatire da qualche anima bella: magari dicesse sul serio, scommetto che domani sarà ancora lì a piangersi addosso, quel  cacasotto!»

Mi dispiace deludervi: orologio alla mano, fra due ore circa sarò morto stecchito. La miscela di barbiturici che ho ingoiato qualche secondo fa sta già facendo il suo sporco lavoro.

“Ha detto barbiturici?” Posso immaginare che sul volto dei più irriducibili si stia dipingendo un’espressione di assoluto disprezzo. Una morte da donnicciole, non da veri uomini! Se uno decide di farla finita, meglio un bel colpo in testa, magari con una Colt 45 per maggiore sicurezza!

Un momento, un momento! Visto che il morituro in questione è il sottoscritto, volete almeno lasciarmi la scelta delle armi? Sono ben lontano dal possedere il vostro virile coraggio, e oltretutto odio i rumori violenti e improvvisi: i barbiturici per me vanno più che bene.

Ormai anche voi dovreste avere capito che per quanto mi riguarda siamo ai titoli di coda, e so già che state facendo tutti il tifo per me (anch’io, cari amici, vi auguro una morte lenta e dolorosa), ma qualcuno, sfiorato dal dubbio, potrebbe chiedersi:

«Che vuole questo finocchio da noi?» (sto sempre interpretando..) «Ci vuole sfottere, vuole chiederci aiuto, o sta cercando il suo momento di notorietà prima di tirare le cuoia?»

Niente di tutto ciò. Vorrei solo provare a chiarire, a voi e soprattutto a me stesso, le motivazioni di quello che con uno stanco eufemismo si può definire il mio insano gesto. Se non altro per dire che non lo considero affatto insano, ma la logica conseguenza di una condizione umana che non ho né desiderato né scelto.

Di quale condizione umana sto parlando? Forse a questo punto è il caso di inserire una sintetica descrizione della mia persona e delle circostanze che mi hanno portato a questa deplorevole decisione.

Per non annoiarvi, proverò a immaginare come sarà l’articolo di cronaca nera che domani darà l’annuncio della mia dipartita. Potrebbe essere più o meno così:

 

«Sedicenne seminudo trovato morto davanti al computer»

 

Il cadavere di un giovane debosciato appartenente alla media borghesia cittadina (il padre è un noto maresciallo della Guardia di Finanza) è stato trovato morto nella sua cameretta, circondato da libri di dubbia moralità. La morte è stata causata dall’ingestione di una quantità industriale di barbiturici trafugati all’ignara madre.

Il ragazzo, che indossava soltanto un paio di minuscoli slip color fucsia, era avvolto in un boa di piume di struzzo nere, e al momento della morte era collegato sul Web ad un sito specializzato in armi da guerra e di difesa personale.  Non sfuggirà al lettore il chiaro simbolismo fallico suggerito dalla scabrosa situazione.

Lo sventurato padre, che è stato il primo a scoprire il corpo, si è chiuso in un assoluto silenzio, ma ha permesso che la stampa fotografasse la sua preziosa collezione di cimeli bellici nello studio, dove al suono di marce militari il valoroso ufficiale ha infine salutato la bandiera.

La madre, stordita dal dolore e dagli psicofarmaci, si è chiusa nella sua stanza in compagnia del suo amato chihuahua, in fortuita coincidenza con l’inizio della 462a puntata dell’ Isola dei Famosi.

Pochi sono stati i commenti raccolti tra i compagni di liceo. Tra questi citiamo il più breve: “Chi?” e il più lungo: “Non so, non ci ho mai parlato”.

In conclusione, se possiamo permetterci, un altro borghesuccio senza palle che ha deciso di porre fine alla sua inutile esistenza.

 

Non male, vero? Spero che apprezzerete la raffinatezza degli slip da checca e delle piume di struzzo, da me volutamente inseriti nella messinscena. Ho pensato che sarebbe stato utile fornire qualche dettaglio piccante su cui far sbavare gli appassionati di cronaca nera, così, per rendere più intrigante la storia.

A proposito di mio padre, vi avevo detto che è anche lui patito di armi e iscritto al vostro blog? No? Che imperdonabile dimenticanza! (ehilà paparino, come ti butta?). Eh sì, almeno un maschio come si deve in famiglia per fortuna ce l’abbiamo! Un po’ manesco forse, ma che fermezza, che dirittura morale! Povero papà, ci ha provato in tutti i modi a raddrizzare quel mollaccione di suo figlio, ma niente! Quanti inutili discorsi patriottici, quante formative escursioni in montagna finite nel nulla! E quei nobili tentativi di indirizzare il mio interesse verso le figliole dei colleghi? Ti ringrazio per i tuoi sforzi papà, ma forse dovevo fartelo capire prima che non mi fregava un cazzo di tutto quello che premeva tanto a te… (ops, scusate la volgarità, ma sto perdendo il controllo, e mi sento già la testa così pesante).

Anche la scelta della scuola è stata tua, com’è ovvio. Una specie di prolungamento della tua  persona, una struttura organizzata che mi istruiva e guidava  in tua assenza. E vai con le gare sportive, con la necessità di primeggiare nello studio, con la competizione assunta a regola di vita. Per anni mi è stato chiesto di dimostrare qualcosa che non avevo dentro di me, per anni ho dovuto fingere di essere quello che non sono. Come potevo pensare di farcela?

«Eccolo là» direte voi con una smorfia di disgusto, «sta cercando di scaricare la responsabilità della sua morte su quel povero cristo che l’ha messo al mondo, come se non fosse lecito per un uomo crearsi aspettative sui propri figli! Vigliacco degenerato…»

Intanto andiamoci piano con gli insulti! Forse non avete notato che ho usato alcune accortezze per rendere meno amara la mia prematura fine ai miei familiari, in particolare al mio valoroso papà. Ad esempio  ho citato solo di sfuggita le deplorevoli condizioni in cui versa quella povera donna di mia madre, costretta da anni a imbottirsi di tranquillanti per sopravvivere in una casa dove vige soltanto una legge, quella del più forte. E che ne dite della raffinatezza del mio corpo inanimato davanti a un sito che pubblicizza armi da fuoco? Così la gente potrà pensare: «Povero ragazzo, almeno ha avuto un ultimo sussulto di virilità prima di cedere allo sconforto!» Una consolazione per quell’uomo prostrato dal dolore, non trovate?

Ma in fondo avete ragione: non è a causa sua che l’ho fatto. L’ho fatto perché era una cosa che dovevo a me stesso, un atto di onestà morale e intellettuale. Il semplice riconoscimento della mia inabilità di fondo, della mia incapacità di misurarmi con la vita.  Con questo tipo di vita.

Buon proseguimento, guerrafondai di merda. Io mi fermo qui.