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La bocca sembrava sfornare in continuazione piccoli ragnetti dalle zampe lunghe. Correvano verso l’uscita di quell’antro urtandosi a vicenda e bramando di godersi la luce del sole il prima possibile. Igor seduto sulla poltrona del dentista percepiva un movimento continuo sulle labbra e sul mento, come un formicolio. Ad occhi chiusi dava la colpa all’anestesia. Il dottore si era assentato dalla stanza per qualche minuto che ad Igor sembrò un’eternità. I ragnetti continuavano la loro frenetica fuga rimanendo di tanto in tanto intrappolati in appiccicosi filamenti di bava. Le larve avevano nidificato dentro la carie. Il dente non era riuscito più a contenere i piccoli aracnidi che spingevano contro la parete del molare. Era per quello che Igor sentiva un dolore lancinante da giorni e giorni. Per la disperazione si era rivolto al suo dentista di fiducia. Mai avrebbe pensato ad una cosa simile.

Entrò l’assistente, una ragazza sui trent’anni con il camicie bianco e le lentiggini che cominciò ad urlare senza tregua davanti a quell’orrore. Igor aprì gli occhi. Solo in quel momento si accorse di essere interamente ricoperto da ragni su tutto il corpo. I più coraggiosi appoggiarono le zampette sul bulbo oculare di Igor scivolando sulla cornea. All’udire quelle urla strazianti arrivò anche il dentista. Corse subito a ripulire il corpo del suo paziente cercando di liberarlo da quella infestazione ma più schiacciava i ragni con le mani che cominciavano a macchiarsi di nero e sangue, più i piccoli animaletti si moltiplicavano. Igor stava soffocando. Il naso e la bocca intasati. Le vie respiratorie ostruite. Si dimenava, scalciava, si strappava i vestiti con le braccia gonfie e bozzose. Le grida dell’assistente sempre più forti da spaccare i timpani. Il dentista disperato si arrese di fronte alla propria impotenza, afferrò la sua assistente e uscirono dalla stanza. Igor rimase da solo nel suo bozzolo di ragnatela come una larva, banchetto per i suoi assaltatori.

Con la schiena zuppa di sudore Igor si svegliò dal tremendo incubo. Aveva un gran desiderio di bere qualcosa. Raggiunse la cucina con l’intento di prepararsi una spremuta, i piedi scalzi sul pavimento freddo. Prese tre arance con la buccia spessa dal cesto della frutta sul tavolo. Aprì il cassetto dove teneva gli elettrodomestici. Tirò fuori lo spremiagrumi Juicy Salif della Alessi. La forma di quel pezzo storico di design gli fece venire un brivido dietro al collo. Igor prese lo spremiagrumi e lo gettò dalla finestra. Da quel giorno smise di mangiare arance per il resto della sua vita.