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Quello che mi sto chiedendo ultimamente sempre più spesso è se all’uomo interessano più le storie reali o quelle inventate dal nulla?

Il morboso scrollare di smartphone sulla pagina di Facebook, il nuovo rullo scandalistico dell’universale contemporaneità, alla ricerca di notizie fresche e di scoop dell’ultimo momento, mi ricorda un po’ i cari e vecchi Novella 2000 poggiati sui tavolini nelle sale d’aspetto dei dentisti. Seminascosti dagli sguardi discreti di pazienti preoccupati più delle proprie carie che di quelle degli altri, cercavamo l’ultimo topless da urlo o la coppia tormentone dell’estate. Oppure, per rimanere in tema stagionale, siamo più colpiti dalle fantasie di Grey che leggiamo sotto l’ombrellone una volta sfilata la copertina, con gli occhiali da sole a nascondere la nostra libido assopita.

Ci interessano più le vicende della tormentata adolescenza di André Agassi o l’attesa del grande pranzo di Natale organizzato da Enid Lambert per la sua famiglia nelle Correzioni? Le ore passaste in squallidi garage da Steve Jobs mentre inventava il futuro o il destino del bambino rimasto orfano nel suo dispotico futuro apocalittico de’ La strada?

Nel panorama della narrativa contemporanea ci troviamo di fronte a tante possibilità ma se nella letteratura internazionale ci è possibile scegliere, in quella italiana sembra esistere un’unica possibilità: l’AUTOFICTION.

O autofiction o niente.

Ovviamente è un’estremizzazione, ma a parte la narrativa di genere è sempre più difficile trovare un libro in Italia di pura creazione. D’altronde il libro più studiato nel nostro paese è un romanzo Storico (qualcosa di reale deve pur esserci anche se celato fra le righe o come sfondo narrativo).

Mi piace spesso alternare le mie letture e ogni tanto mi trovo a leggere narrativa italiana contemporanea. Ultimamente colpito da un copertina fantastica delle edizioni Hacca compro un libro di Christian Mascheroni, Non avere paura dei libri (fra l’altro anche il titolo è fantastico). Mi faccio coinvolgere dalla serie infinita di titoli citati dall’autore di libri che ho avuto la fortuna di aver già letto e fra quelli che ho avuto la fortuna di non aver mai letto. I famosi wishlist infiniti tenuti come promemoria sulle note del mio iPhone. Poi il fascino si tramuta in dolore quando si intuisce la sottile trama, il dolore di una madre malata alla fine dei suoi giorni. Mi vieni subito da paragonarlo a Fai bei sogni di Massimo Gramellini dove l’autore si apre mostrandoci il suo dolore: la perdita della mamma. Sono letture che appassionano certo, storie vere. Il dubbio che mi sorge immediatamente dopo aver finito di leggere questa tipologia di libri è se sono davvero interessato al dolore reale della vita di altri. Perché cercare la realtà nel reale quando la narrativa potrebbe creare una realtà ancora più profonda perché universale e non individuale? Mi interessa veramente leggere pagine e pagine sulle difficoltà di Michele Serra a relazionarsi con suo figlio adolescente in Gli Sdraiati? A parte che è ormai noto che per essere pubblicato in Italia dalle più importanti case editrici devi necessariamente scrivere per qualche testata giornalistica di rilievo (il che non riesco bene a capirlo sinceramente), c’è ancora bisogno di parlare di adolescenza in questi termini dopo Il giovane Holden di Salinger? Forse sì, perché ognuno ha le proprie storie da raccontare ed è giusto che lo faccia. Ma cosa rende la mia storia più interessante della tua? Perché uno scrittore dovrebbe coinvolgere i propri lettori raccontando quante volte fa l’amore, con chi e come?

Siamo sempre stati affascinati dallo spiare nei buchi della serratura dai tempi degli spogliarelli di Edwige Fenech della nostra Commedia all’Italiana. Poi quell’occhio è diventato quello del Grande Fratello, di Orwelliana origine ma con l’accezione decadente del primo reality show tuttora in onda. Poi è diventato il video amatoriale della studentessa palpata da un branco di idioti suoi coetanei. E questa osservazione del reale si fa sempre più morbosa. Fino a diventare la norma. Spiare,  atteggiamento fino a qualche anno fa da praticare con riserbo e celata discrezione, che ora è diventato l’hobby di milioni e milioni di persone di tutto il mondo, con gli occhi fissi sulle bacheche scorrevoli di parole che non vengono neanche più lette. Non si ha più il tempo. C’è qualcosa di nuovo da sapere, da osservare, da spiare piuttosto che fermarsi a leggere.

In uno dei cinque sottolibri del nuovo romanzo Numero 11 di Jonathan Coe, Come tornare in auge, è narrata la storia di una meteora, vecchia gloria del pop, alle prese con la sua ultima possibilità di riscatto: la partecipazione ad un reality show (in Italia L’isola dei famosi). Sono pagine durissime che si leggono sorridendo ma che ti sconquassano dentro. E’ difficile trovare una scrittura di fattura così sopraffina. Ridiamo della distruzione di questa donna messa alla berlina di fronte a numerosi spettatori che la seguono nello schermo televisivo. Sfogliamo le pagine con un sorriso che si trasforma lentamente in una smorfia di disgusto rivelatore. Con amarezza ci si chiede: ma è possibile tutto ciò? La risposta è talmente elementare e alla nostra portata, tutti giorni. Noi godiamo nell’osservare i sentimenti della gente, anche quando si tratta di umiliazione, dolore, distruzione. Questo di Coe è un esempio di realtà reale. La vita di un gruppo di concorrenti di un reality resi irreali dalla volontà di copioni e da registi che filtrano i messaggi per alimentare la nostra morbosa curiosità di spiare. Ma questa realtà per lo scrittore inglese è frutto della sua fantasia. E’ un’opera di finzione, di creazione. E mi chiedo: perché questa storia inventata mi coinvolge più di storie che prendono spunto dalla vita reale?

 

Sicuramente è solo questione di gusti, non a tutti piacciono i quadri di Picasso, non a tutti piacciono i Pooh. Certo.

Sarebbe meglio avere davanti alla vetrina di un gelataio mille gusti originali nuovi e mai provati o i classici fragola limone cioccolata e fior di latte?

Per fortuna ci è concesso scegliere.

A ognuno la propria buona scelta.