CONDIVIDI

Tra i bisogni fisiologici collegati alla capacità di scrivere quello di farlo nei bagni pubblici rappresenta il mio preferito.

Una categorizzazione completa del fenomeno è impossibile ma possiamo cercare di delineare, con un po’ di memoria, delle macro categorie essenziali:

  • la rubrica telefonica
  • l’imperativo morale
  • istruzioni d’uso

In ordine la rubrica rappresenta forse il prodotto più ilare, nato come utile guida per incontri erotici di varia natura e specie, è divenuta con il tempo bacheca di sberleffo e umiliazione per il prossimo.

Definirei tale prodotto come il Tinder dell’era pre-social, perché forniva una completa platea di possibilità dilettevoli, per i camionisti all’autogrill o per dei tifosi allo stadio in un periodo in cui la cultura sessuale scarseggiava. Chiariamo subito una cosa, io credevo, ahimè ingenuamente, nella natura sincera di quegli annunci sessuali, non mi interessavano (giuro), ma mi crogiolavo nel piacere tutto umano del baratto di materie e servizi, il libero scambio, la domanda e l’offerta, si, ero sostanzialmente liberista in questo. Oggi mi sono ricreduto 🙁

Quelle pareti sono tappezzate di utenze telefoniche appartenenti a poveri ingenui, compagni di banco sfigati e/o interisti costretti a subire sporche conversazioni all’una di notte. Poveri loro e poveri i camionisti defraudati dal loro diritto alla scarica (libidica, si intende), complice il loro buon senso, il loro buon cuore, la propensione naturale di chi, lavorando nella logistica, ama il mercato ed ama il liberismo.

 

Se il cielo stellato è sopra di me, la legge morale è scritta nei cessi. Se vuoi orinare in pace, se vuoi (e tante volte devi) farlo in piedi, devi farlo tenendo a mente la natura sporca dell’essere umano, la sua tendenza hobbsiana a prevaricare l’altro, il “tipiscio” deve sottostare necessariamente ad un imperativo morale imprescindibile, farla d’entro.

Non devi sporcare i bordi, ma ancora, non devi sprecare la carta igenica, non devi gettarla nel water, anzi devi gettarla nel water, ma POCA, scarica, non scaricare, scarica piano, non chiudere la porta a chiave, se sporchi non pulisco, se sporchi fai schifo. Una volta fuori: il sapone non c’è ma non devi sprecarlo (deficente, non c’è perché qualcuno prima di te l’ha SPRECATO!), usa solo l’acqua fredda, non sgrullarti le mani, chiudi la porta, spengi la luce.

Ora, sarò anche pesante e terribilmente ripetitivo, ma oramai dovrebbe essere evidente anche a voi quanto questo Super-Io sia un sadico bastardo, o no!?

 

I bagni già dal 1989, erano arredati con le più avanguardistiche scoperte in ambito domotico.

Considerando l’inaccessibilità relativa di un dosatore di sapone con attivazione a sfioramento, il rotolo di carta che si srotola da solo, il sapone a schiuma, il pedale dell’acqua calda e la lama d’aria calda sono oggetti spaziali. Nati per ragionevoli esigenze igieniche richiedono ovviamente delle dettagliate istruzioni tabellate. Mi soffermerei di nuovo sull’autogrill (<3), la natura intergalattica di queste navicelle sperdute per il suolo italico è evidente quando ci imbattiamo nella prima forma di intelligenza artificiale implementata nei bagni pubblici: il rilevatore di benessere percepito. Macchinetta in grado di coniugare efficienza organizzativa e sadismo, il tutto veicolato da tre faccine ekmaniane il cui unico scopo è licenziare addetti alle pulizie o sorvegliare il naturale andamento anarchico che ogni bagno pubblico dovrebbe garantire. Se anche voi credete in una stretta correlazione tra la scomparsa dei numeri telefonici sui muri ed il progressivo implemento di parenting politics progressiste, spingete la faccina arrabbiata come me :<

 

L’essere umano è primariamente essere sociale. I bagni pubblici mi rinfrancano, mi aiutano a trovare un collegamento, un piccolo senso poetico nel vivere insieme agli altri. Per cui, viva i germi! Viva il sesso occasionale! Ma soprattutto viva i cessi!