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Avrei voluto alzarmi in volo, sfiorare il cielo, i capelli spettinati dal vento e il sorriso nel cuore. Poi correre fino a perdere il fiato con l’erba a lavarmi i piedi e gli occhi stretti a filtrare i raggi del sole. Cantare. Sì, non ho mai avuto una bella voce. Ma cantare davanti a cento mila spettatori urlanti è sempre stato il mio sogno anzi no il mio vero sogno sarebbe stato cantare solo per mio figlio. Ninnananne per riempire le sue ore insonni.
Avrei voluto portare mia moglie a fare un bel viaggio, magari dormire sotto le stelle e mangiare pane e fiori.

Avrei dovuto pranzare con mio padre la domenica o comunque più spesso, farmi raccontare i giorni di fatica, asciugargli le gocce di sudore sulla fronte stanca, passare il dito fra le sue rughe e riempirle di amore.

Avrei desiderato forse più di ogni altra cosa vedere il mare. Almeno solo per una volta. Immergerci i piedi, fino alle ginocchia. Sentire il sapore del sale sulla mia lingua, bagnarmi la testa e sentire i capelli seccarsi e poi guardare l’orizzonte, in silenzio e sperare.

Avrei dovuto portare tutti giorni fiori a mia madre e abbracciarla quando era possibile.

Avrei voluto vedere ancora molte cose. Invece l’ultima immagine che avrò davanti ai miei occhi sarà il corpo martoriato di mio fratello Abdul sotto il cielo di Kabul e le mie gambe strappate dal mio corpo a pochi centimetri dai suoi occhi aperti a mirare il nulla o forse l’Eterno.