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Poggiato sul bordo del marciapiede il portafogli giaceva immerso in una pozza d’acqua. La pelle marrone zuppa e usurata mimetizzata tra un mucchietto di foglie autunnali.

La bambina con le calosce color pesca tirava la madre stingendole la mano.

Solo lei si accorse del portafogli.

Lo raccolse da terra, sua madre le teneva l’ombrello sulla testa per non farla bagnare. La bambina sorrise contenta di quel tesoro e lo teneva stretto al petto, non aveva intenzione di porgerlo alla madre che lo reclamava insistentemente. Si ripararono sotto il tettuccio di un negozio di abbigliamento. Le trecce della bambina sbucavano da sotto un cappellino di lana. Il sorriso aveva lasciato il posto ad un broncio indispettito. La madre estrasse il documento di identità dal portafogli. Si portò sconvolta la mano alla bocca, sgranò gli occhi. Il portafogli le cadde di mano. La bimba lo raccolse e le tornò immediatamente il sorriso. Nella foto sbiadita il volto del padre della donna scomparso venti anni prima di cui non aveva più avuto notizie. Un indirizzo.

Luca Accorsi

Fermò un taxi, una Parigi immersa dalla pioggia. La bambina giocava con il portafogli, parlando a voce alta fantasticava di storie di pagamenti e acquisti immaginari.

Madre e figlia scesero dall’auto e raggiunsero un appartamento nel quartiere di St. Germain. Il cuore sembrava voler spaccare la gabbia toracica della donna che suonò tremante il campanello. Aprì una anziana signora con i capelli tirati su in una crocchia argentata. La donna rimase muta per qualche secondo di troppo.

«Posso esserle d’aiuto signora? Mi sembra alquanto sconvolta.»
«Abita qui il signor Augustine, abbiamo trovato il suo portafogli?»
«Grazie mille! Sì abita qui. Chi è lei, se mi permette?»
«Sono la figlia di messiere Bordisson.»
«O santo cielo, non può essere. Io… neanche lo sapevo che avesse una figlia.»
«È in casa? È scomparso venti anni fa e da allora non l’ho mai più rivisto.»
«Certo, aspetti un attimo vado a prenderlo.»

La bambina sedeva a gambe incrociate sul pavimento a scacchi bianco e nero dell’appartamento con la schiena appoggiata alla parete e il portafogli in mano come un trofeo.
La signora tornò portando una carrozzina. L’uomo seduto ricordava solo lontanamente il papà forte e sicuro che la portava sulle spalle quando era bambina e andavano nei boschi a raccogliere castagne e funghi. L’aria spenta. Gli occhi morti. Ciondolava il capo senza riuscire a controllarlo. Le labbra due sottili linee senza espressione che gettavano bava come da un tombino.
«Papà sono io?»
«Non può riconoscerti, è ridotto così da dieci anni. Dopo poco che ci siano conosciuti ha avuto un brutto ictus e da allora non si è più ripreso.»
«Saluta il nonno, Milù?»
«Ma io non ce l’ho il nonno, così mi hai sempre detto. Lui è solo l’uomo che stava dentro il mio portafogli. Digli che non ho intenzione di restituirglielo.»

Luca Accorsi

La bambina di alzò di scatto e come un fulmine corse giù per le scale. Uscì in strada e si ritrovò sotto un acquazzone violento. Quando la madre la raggiunse era tutta bagnata e aveva gli occhi pieni di lacrime. La mamma la strinse forte a sé.
«Mamma anche tu un giorno mi lascerai sola?»
«Amore questo non accadrà mai.»

Solo allora la bambina gettò a terra il portafogli che affogò in una pozzanghera sotto il cielo di una Parigi complice e lacrimevole.

Luca Accorsi