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Che tu possa vivere in tempi interessanti.

Grazie anonimo cinese, la tua maledizione ha fatto effetto. C’è di sicuro qualcuno che ci dirà che vivere alle porte di due conflitti mondiali, o durante la scoperta delle Americhe sia stato un tantino più destabilizzante, ma nel nostro piccolo, come lettori avidi, internauti pionieri o giovani studenti erasmus post-muro non possiamo lamentarci.

Con buona pace di quel povero Fukuyama e di chi ci ha parlato per anni della fine della storia dobbiamo ancora fare i conti, in un tranquillo pomeriggio d’ottobre e soprattutto non necessariamente in questo ordine, con il Postcapitalismo, la de-sindacalizzazione della forza lavoro, i premi Nobel assegnati male, i terroristi del No ed i replicanti del Sì.

Dobbiamo far fronte anche alle visioni di chi, come Adam Curtis, vede il mondo odierno in un equilibrio “statico”, immobile, dove gli eventi accumulandosi, rallentano come cifre periodiche dopo la virgola, posticipando il tracollo totale, la crisi o la catarsi.

“Vado avanti grazie alla droga fantoccio della tecnologia a uso personale. Ogni pulsante sfiorato mi provoca l’eccitazione neurale della scoperta di qualcosa che non avevo mai saputo né avevo mai avuto bisogno di sapere finché non mi compare sotto gli avidi polpastrelli, dove rimane per il tremolio di un secondo per poi scomparire per sempre.”

Zero K – Don Delillo

Viviamo in tempi interessanti? Viviamo nel miglior tempo possibile?

Teoria delle stringhe a parte, tutto questa marmellata di eventi politici, sociali e culturali è spalmata sul pane caldo dei social network, di Facebook o di Twitter, la merenda perfetta con cui abbiamo iniziato a concepire questo numero #5 di LHUB.

Far convergere le idee non è solo un motto, è un mantra artistico oltre che un salvagente psicologico. In cuor nostro temiamo le onde selvagge del futuro, ma siamo fermamente convinti di una cosa: in caso di entropia, contribuisci all’entropia.

E quindi misceliamo i medium, stravolgiamo i linguaggi, de-de-costruiamo l’informazione per galvanizzare l’assioma dell’informazione che vede nella maggior entropia maggior disinformazione. Accelerazionismo del pensiero, come nell’azzeccatissima definizione di Alex Williams e Nick Srnicek.

In attesa che l’equilibrio si spezzi, buona lettura.