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Cara Artemisia,

sta accadendo ancora, finalmente.

Il 30 Novembre è vicino: potrò, un’altra volta ancora, ammirare la tua arte e goderne.

Le tue opere esposte a raccontare di te… ancora vivo e forte il tuo essere arte a distanza di secoli ed oggi, finalmente viva e forte, la tua celebrità.

Roma ce l’ha fatta, cara Artemisia:

la Città Eterna ora ti ha accettata, ora ti ama;

la stessa Roma che ti negò, nell’esser donna, l’ingresso all’Accademia di Belle Arti.

Quella Roma che ti ha dato e ti stava togliendo tutto.

Grazie, Roma, per lo studio dei grandi maestri, imparare giorno dopo giorno e più di mille altri, sul campo e in bottega, vivendo solo per la tua pittura.

Roma e il dolore, lo stupro, lottare, perdere contro un nemico che, quasi pur non togliendoti la vita,

ti stava negando la possibilità di utilizzare le tue mani, lo strumento più prezioso per esprimere la tua grande intelligenza e passione.

Ti vedo, Artemisia: fiera, bella, dignitosa, mentre te ne vai camminando per i vicoli di Roma senza paura, impavida, poiché chi sarà in grado poi di dipingere questa stupefacente “Giuditta uccide Oloferne”, non può aver paura…magari, invece, tanta rabbia.

Giuditta e Oloferne

Te ne vai, Artemisia, incontro al tuo destino.

Eccoti al tribunale dell’Inquisizione mentre paghi tu al posto dell’uomo che ti ha stuprata;

paghi tu con la tortura più grande…che paura, Artemisia! Quanto male! Le tue mani, le tue dita quasi spezzate sotto il giogo della tortura conosciuta come “La Sibilla”: che bel nome per un oggetto che quasi ti ruppe i pollici!

Oggi invece sono io a pensarmi per i vicoli di Roma mentre raggiungo Palazzo Braschi per vedere la tua mostra.

Non vedo l’ora, non manca molto.

Roma a distanza di quasi un decennio ti ha voluta di nuovo in mostra, ed ora va a te tutta la gloria.

Non più una esposizione che ha come protagonisti i Gentileschi, padre e figlia, a dividersi gli onori.

Palazzo Braschi dal 30 Novembre vedrà le tue opere in mostra.

Non l’hai potuta vedere tu, cara Artemisia, la tua gloria, il piacere che prova chi ammira la tua arte.

Ma la tua memoria, sì. Il tuo ricordo, ora, è presenza, è arte.

Nei tuoi quadri la luce è vibrazione, ammalia; emoziona la tua capacità sapiente, consapevole racconto di passione.

Non vedo l’ora, non manca molto.

Cara Artemisia, a presto!