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Vorrei prendere appunti, scrivere… sì, come si faceva una volta, su carta, con una bella penna a sfera. Preferirei una Montblanc. Mi affaccio ad una vetrina con l’alito caldo che si condensa sul vetro gelato. Schermo gli occhi con le mani per contare gli zero dopo il numero 16. Cavolo sono proprio tre. 16.000,00€ una penna? Meglio lasciar perdere, tanto posso sempre usare “Note” sul mio iPhone. Anzi pure meglio, così con il Cloud me lo ritrovo sul iMac a casa. Faccio altri cento metri sul marciapiede, i piedi gelati nelle Polacchine, con la busta di Tezenis al braccio, volevo fare una sorpresa ad una amica. Entro in una cartoleria, quelle di una volta, con la Coccoina che si sbraccia sullo scaffale, dai gloriosi anni ’80, per farsi notare. L’odore di infanzia, di testi scolastici appena ritirati, di foderine trasparenti per quaderni a quadretti grandi. Il proprietario indossa un maglioncino di lana a collo alto color ruggine e uno sbiadito coccodrillo sul petto, con le maniche arrotolate fino ai gomiti. Due braccia forti ricoperte di peli duri e neri, sembrano di ferro. Una pin up tatuata sbiadita dal tempo con il seno oscenamente fuori misura.

«Vorrei un bloc-notes ed una Bic.»

«Oh, finalmente qualcuno con le idee chiare! Vado un attimo nel retrobottega. Torno subito.»

moleskine
Disegno di Simona Inesi

Non sentivo più la parola “retrobottega” da quando andavo a dare una mano ai miei zii nel negozio di alimentari per stipare la merce in arrivo. Nell’attesa mi perdo in contemplazione in quel paradiso di carta ad annusare il passato. Vengo attratto da un espositore a torre al centro del negozio: un arcobaleno di copertine rigide in pelle disposte a spirale. Mi avvicino e vengo calamitato da quegli oggetti tentatori. Sono agende, si avvicina l’anno nuovo. Ne prendo in mano una color senape, poi una arancio, una nera, una rossa. Sono indeciso. C’è un elastico di lato; mi sembra molto resistente. All’interno la regolarità e ordinarietà delle pagine mi provoca un solletico all’altezza della nuca. La avvicino al naso, la annuso. Ho deciso, la PRENDO!. Torno al bancone. Il proprietario mi porta un bloc-notes color avana e una Bic col suo vestito trasparente e il tappo blu scuole medie.

«Prendo anche questa.»

«Ah, una Moleskine. Ovviamente ha scelto il meglio. C’è solo un problema.»

«Quale?»

«Dà dipendenza. Non si torna più indietro.»

Sorrido, saluto il signore con una stretta di mano. Recupero lentamente la funzionalità delle falangi della mia mano destra e torno a casa.

Da quel giorno la mia dipendenza Moleskine si è fatta sempre più patologica.

  1. Mi ritrovo a passare ore intere sulla pagina di Instagram Moleskine;
  2. Riempio quasi ogni giorno il carrello di Amazon di inutile gadget Moleskine;
  3. Non riesco più a scrivere senza la penna squadrata Moleskine;
  4. Pianifico le mie ferie con la disperata necessità di fermarmi a Milano per andare al nuovo appena aperto Moleskine caffè.

Forse sto esagerando! Ma per il prossimo Natale so già a chi regalare la Moleskine con la cover di Star Wars. È troppo forte. È troppo nerd. È troppo anni ’80.