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Di sicuro quando il corpo è freddo e duro.

La morte è un tema che ha fatto riflettere molto l’uomo, ne ha illuminato probabilmente la sua strana unicità nei confronti della natura. Il sapere di dover morire ci ha reso incredibilmente umani, di un umano che si è riversato in libri, opere, pensieri e preghiere.

La morte è un momento, ma anche un processo. In amore, ad esempio, nulla finisce da un’istante all’altro, ma si corrode con il tempo, al buio di una camera o alla luce del giorno vicino ad una scrivania. Sappiamo che qualcosa finirà tra noi, eppure ci crediamo, ci crediamo fino alla morte.

La morte come fine.

Un’idea invece, quando muore?

Ci sono idee che sono divenute eterne solamente da morte.

La morte come inizio.

Ci sono cose a questo mondo che sono inevitabilmente destinate a finire o mutare quindi, e non è forse questo il motivo che ha spinto l’uomo a raccontare e tramandare?

La memoria è il primo oblio, e cosa meglio della scrittura fa vivere un pensiero, un uomo, in eterno?

E quindi questo numero altro non è che un atto di esorcismo verso ciò che termina, lo facciamo nell’unico modo che ci riesce bene: scrivendo e non pensandoci, che prima o poi tutto questo sarà finito, o irriconoscibilmente mutato.