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Sposa in viaggio andavi, senza far ritorno

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In questi giorni in cui tanto è emerso sull’argomento del femminicidio, per il quale addirittura vi è stata la necessità di assegnare un giorno per la memoria di questo disumano e brutale gesto, ho ripensato a te, Pippa Bacca.

La tua vicenda vado a raccontare: la strana, toccante e significativa storia di una donna che tra violenza e morte concluderà a 33 anni la sua giovane vita.

Voglio narrarvela come l’ho vissuta io.

Era il 2008 la prima volta che sentii il nome di Pippa Bacca o Pippa Manzoni, come per praticità la si chiamava per meglio associarla al nome di suo zio, un riconosciuto e storicizzato artista degli anni sessanta.

Piero Manzoni, ricordate?

Di sua nipote Pippa avevo allora appreso il suo intraprendere uno stravagante viaggio in abito da sposa facendo l’autostop.Sì, proprio colui che, in una scatoletta simile a quella del tonno, inscatolava merda o forse altro. Cosa importa? Conta il concetto! Conta la provocazione che l’artista ci offre  nel metterci sopra un’etichetta sulla quale c’è scritto “merda d’artista”, così come importa l’incognita del contenuto.

Una performance artistica che la portò tragicamente a rimanere uccisa per mano di un maniaco squilibrato.

Questo e poco più seppi di lei quella volta e non nego di aver pensato: che cosa assurda morir così, giocando a far l’artista.

Poi ancora negli anni a seguire e fino ad oggi, più volte, il nome di questa giovane performer è ritornato in confronti con amici o colleghi che si occupano anch’essi d’arte, leggendo articoli di giornali o in altre e curiose circostanze.

Mai, fino all’ultima volta che ho sentito nuovamente nominare l’artista, ovvero qualche mese fa, avevo più provato tanto rispetto e una triste dolcezza, se ha senso associare questi due termini.

Ero ad un concerto di uno straordinario gruppo musicale, i Radiodervish, ed ecco che il cantante con tutta la delicatezza di cui era capace, prima di cantare un brano lo presenta come la storia di Pippa, come un omaggio a lei.

Mi risuona mille volte ancora nella mente l’inciso,

basta solo che io pensi a lei:

a te Pippa!

“Ora di te mi parlerà la via lattea,

velo di sposa la notte imbiancherà”

Giuseppina Pasqualino era il suo nome di battesimo, conosciuta coma Pippa Bacca.

Un bel giorno, precisamente l’8 marzo, in occasione della “festa della donna”,  forte dei suoi precedenti lavori come artista ed alla ricerca costante di un modo per sensibilizzare gli esseri umani, decise di attraversare i Balcani, con le sue gambe e la sua grande convinzione. Un viaggio in autostop, insieme all’artista Silvia Moro, attraversando e vivendo 11 paesi dilaniati da conflitti armati.

Entrambe indossando un abito da sposa, intrapresero una lunga marcia di speranza attraverso le memorie di guerra. La partenza da Milano, l’arrivo a Gerusalemme, e in mezzo la Bosnia, la Bulgaria, la Croazia. E la Turchia…

Il suo viaggio proprio in quest’ultimo paese trovò il maledetto epilogo.

Pippa perse la vita in territorio turco, presa da un infame della strada che la caricò su un’auto, la violentò, la strangolò e poi gettò il cadavere fra i rovi, nella terra, vicino l’asfalto.

Se non l’avessi incontrato il tuo viaggio sarebbe arrivato al compimento, alla meta prefissata: Gerusalemme.

“Il viaggio è da sempre un mezzo ed un fine, è una scelta di vita o per alcuni l’unico modo possibile di vivere; è la metafora della vita stessa”.

Questa la sua idea del viaggio: il rapporto con gli altri, la relazione come arricchimento ideologico, culturale, un unico vestito da portare in un viaggio speciale e la sposa, da sempre simbolo della femminilità, dell’amore, della famiglia, della purezza. E il giorno del matrimonio come momento di gioia condivisa. Tutto il contrario di scenari feriti dalla guerra.

La fiducia nel prossimo, l’idea che la  maggioranza degli incontri siano positivi, con brava gente, disposta ad aiutarti, è un ingrediente necessario per partire in autostop; questa fiducia si conferma strada facendo, con l’accumularsi di esperienze quasi sempre positive. Pippa non riteneva che ci fosse nessun pericolo nello spostarsi così, l’aveva già fatto più volte.

Dimostrare che la gentilezza, l’educazione e il rispetto salveranno il mondo.

Utopia, assurdità, bla, bla, bla… le chiacchiere di una giovane artista che vuole scioccare il mondo e scuotere se stessa?

No! Pippa Bacca sapeva bene ciò che faceva, un viaggio per entrare in comunione con il mondo, con se stessi con la propria spiritualità.

La tua fiducia nel prossimo, nell’altro, negli uomini in quello schifoso momento ti ha tradita, morivi senza una ragione, nelle mani di un maniaco che ha approfittato della tua fiducia, del tuo rispetto che la morte mai ti toglierà.

Addio Pippa, giovane guerriera, esile, delicata sognatrice, energica, virtuosa ed incosciente a 33 hai lasciato questo mondo, di te ora ci parlerà il tuo lavoro d’artista.