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Hai paura della morte?

Non devi, basta farti congelare. E poi quando sarà tutto rose e fiori, o meglio quando tutto ritornerà rose e fiori, ti rinfileranno il cervello nella tua capsula criogenica e potrai urlare dalla felicità: Bentrovato mondo! E sarà per sempre. Sì perché quando ritornerai a calpestare la terra e sorridere con i capelli mossi dal vento sarai immortale. La scienza divinizzerà l’immortalità. Anzi umanizzerà la divinità. Farneticazioni? Forse. Walt Disney è da un pezzo che ci ha pensato.

«Cosa c’è dopo la morte?»

Se a porci questo quesito è Don DeLillo nel suo ultimo capolavoro Zero K, vale la pena almeno soffermarcisi col pensiero. (Almeno per la durata della lettura, poi magari ritorna a preparare la cena o cerca di non fare tardi a lavoro).

Ma io vorrei vivere per sempre? In questa stessa dimensione, l’unica che conosciamo realmente fino a prova contraria? Oppure il mio concetto di vita eterna ha bisogno di una dimensione divina, nuova, anelante, desiderabile? Ai posteri l’ardua sentenza. Anzi ai contemporanei l’ardua sentenza. Ad ognuno la propria risposta; io la mia la cerco ogni istante.

Quello che è certo è che, leggendo queste pagine di alta letteratura, ho avuto l’impressione che le parole respirassero, che le frasi sussurrassero verità letterarie, che la storia camminasse all’unisono con l’umanità, in una prospettiva futura. Profezia Orwelliana? Incomprensibile libro, se appartenenti a questo periodo storico? Flop di istrionica mutevole conoscenza? Come i quesiti della vita rimangono sospesi tra l’intelletto e il sentimento, il pragmatico e il metafisico così i concetti deliranti e carezzevoli dipinti in questo libro rimangono sospesi nell’incredulità di una comprensione soggettiva.

Incontro lo scrittore di origini italiane nato nel Bronx New York nel 1936 parlare di cinema all’Auditorium Parco della Musica di Roma, parla di Michelangelo Antonioni, il regista. Racconta il colore che con irruenza fa la comparsa per la prima volta in una pellicola del nostro illustre maestro del cinema italiano. Non ho visto il film Deserto Rosso. Provvederò. ( O forse no, fa lo stesso.) Mandano degli spezzoni durante la conferenza. Il concetto è chiaro: spazio, silenzio, tempo. Lo scrittore americano ci fa vivere il film, il colore e questi concetti intrinsechi dei film di Antonioni, tramite le sue parole. Magia pura. Legge il testo e la musica delle sue frasi rendono giustizia all’Auditorium danzando sulle superficie acusticamente perfette della sala. Poi mi faccio firmare il libro. Feticcio da sfigato, mentre i miei amici si annoiano fra gli scaffali della libreria. Si avvicina Don DeLillo. Il suo incedere deciso ma fragile mi fa pensare che bisogna conoscere veramente a fondo la vita per creare dal nulla ciò che potrebbe esserci al di là di essa. Ho il libro in mano raggiungo gli altri, reclamo l’ennesimo caffè vanamente. Eppure quel respiro del libro è ancora lì nelle mie orecchie che muove il pensiero e sedimenta poesia in prosa. Spero di non dimenticare questa sensazione, perché è ciò che distingue il mondo dall’arte.