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Molte volte, in quasi tutti i numeri di questa giovane ed ambiziosa rivista ci siamo riferiti alla scrittura come spazio di libertà e creatività, le narrazioni nella loro complessità ci sono sembrate da subito la cosa principale su cui basare il nostro lavoro.

Una cosa bella insomma.

Siamo romantici ma anche ingenui a quanto pare. E sapete perché? Il 2016 ci ha tirato l’ultimo colpo basso, l’ultimo di una innumerevole quantità di colpi bassi, la “post-truth” è stata eletta parola dell’anno.

Si ragazzi, ed al cenone di natale, con l’amaro in bocca, ripenseremo (ripenserò) allo stupro che il 2016 ha fatto alla narrazione, ne ha rivelato il suo lato oscuro, fatto di manipolazione e distorsione, ne ha esaltato gli elementi soggettivi e peculiari in grado di trasformarla in un arma di distrazione di massa. Non mi lamenterò mai di Trump in questo articolo, ma come siamo arrivati a questo?

 

“Amore ferma, ascoltami!”

“Chi è quella puttana?! Stronzo pezzo dimmerda mi hai tradito con quella cosa lì…”

“Ma no amore, non è come sembra.

È post-tradimento”

 

Tutto è iniziato con il tychoon, il giorno della sua elezione a presidente degli Stati Uniti d’America, il risultato assurdo di una campagna tutta in salita, per Hillary e la sua impopolarità di tara familiare, per Lui, arrogante e spocchioso, il B. d’oltreoceano, l’ultimo candidato immaginabile, perché inesperto e buffo, ma soprattutto perché lontano mille miglia dalla figura retorica e simbolica che il Presidente ha incarnato e deve incarnare negli States. Sul culto del presidente si è detto molto e non ne parleremo ma vi prometto che torneremo sulla retorica e sul simbolismo.

La verità, le bufale e internet sono stati i protagonisti principali della sua campagna tutta veleni e tweet, ma lo sono stati soprattutto i sondaggi o meglio i loro fallimenti. Perché Hillary dalla sua candidatura, durante tutte le primarie e poi nello scontro frontale è stata per tutti l’unica vincitrice possibile, ogni analisi pendeva su di lei e anche chi voleva mantenere, a forza, un profilo basso, spiegando mille volte come la vittoria di Trump non sia impossibile ma solo improbabile, difficile/impossibile, una su un milione, il ci deve dire male proprio.

Eppure.

Siamo ad oggi, ed è notizia dell’ultima ora la chiusura del sito Libero Giornale, una sito di bufale stratosferiche, pensate che nel weekend referendario il sito mandò in giro la notizia del ritrovamento di migliaia di schede elettorale precompilate con il si, la notizia è esilarante, lo è ancora di più visto il risultato finale, lol.

Il cerchio si stringe anche intorno FB che prontamente istituisce una policy per segnalare le fakenews, anche qui colpa delle accuse fatte al noto sociale riguardanti la manipolazione delle elezioni americane a favore di Trump. Insomma ci stiamo impanicando, i media stanno letteralmente navigando a vista, tentando di rimanere a galla con colonnini morbosi, strategie di social media marketing accattivanti e terribili sconti abbonamento per il periodo natalizio, mentre nel web notizie con il TITOLONE!!!!!!!111! bruciano migliaia di like e condivisioni.

Vabbè, la storia la conoscete. Non indugiamo ulteriormente sullo stato vegetativo dei media, della loro progressiva perdita di autorevolezza e di aderenza ai fatti, l’unico fine di un giornalismo fatto da professionisti degni di questo titolo, andiamo alla radice della questione.

La storia non si ferma mai

L’uomo è un marinaio e la storia è un mare sconosciuto, quindi ovviamente ci sono barche più o meno solide, capitani coraggiosi o schiavi incatenati ai loro remi, donne in attesa del ritorno o selvaggi ignari della loro fine. Chi più chi meno è protagonista, agisce direttamente accendendo le micce del futuro oppure si limita ad osservarne la combustione tappandosi le orecchie con le mani.

Si è detto, in modo ingenuo forse semplicemente ottimista che la storia fosse finita, ma come in un analisi psicoanalitica del sogno, dell’inconscio, noi avremo dovuto leggerne il messaggio nascosto dietro. Questa sciagurata previsione del futuro, ad opera di Fukyama certo, ma anche di tutti noi, in verità celava una resa, un desiderio di pace perpetua. Desideravamo lasciarsi alle spalle il secolo breve, le sue morti e i suoi conflitti, lasciare spazio alla ricchezza e alla tolleranza verso tutti, la pace.

Ma immobile è solo chi muore, Thanatos o pulsione di morte per Freud, abbandonare il conflitto, inconscio o politico, significa abbandonare la vita.

Pulsione di morte, immobilismo, ma soprattutto negazione e rimozione. I fatti come la storia davanti ai nostri occhi scorrevano e scorrono tutt’ora, ma facciamo finta di nulla. Attenzione, non è semplice disattenzione, è un desiderio inconscio di non appartenenza, un abdicare al nostro protagonismo imprescindibile al fluire degli eventi.

Ei, Fulvio, ammazza come ti sei incupito: perché ci hai fatto sto pistolotto psicoanalitico?

Vi domandate cosa c’entra Freud con la post-verità? Cosa c’entra Freud con le narrazioni tradite dalle fakenews, dalla post verità?

Le narrazioni sono tutte false

La psicoanalisi nacque come scienza esatta, organicista, bio-centrica. Lo scopo primario di Freud per buona parte della sua vita fu quello di costruire un substrato teorico credibile e falsificabile sotto tutto il movimenti psicoanalitico, lo ha fatto unendo menti distanti e sommando cultura scientifica ed umanistica. Il risultato fu una rivoluzione, non solo per la scienza ma per il pensiero umano tutto. L’inconscio fu una terra ricca di risorse da depredare, una realtà dove le azioni inspiegabili ed oscure dell’uomo moderno trovavano finalmente una casa ed una loro genesi: la violenza, le perversioni l’odio e l’invidia, sono il bollire stesso dell’Es, dobbiamo farlo fuoriuscire lentamente, per permetterne la scarica, eliminare la tensione nevrastenica, come fosse lava in un vulcano. Lo strumento della cura è l’analisi, le sue interminabili narrazioni libere. Il parlare, scrivere ed ascoltare, giorno dopo giorno, fino all’insight, per poi ricominciare come in una spirale infinita, si scende sempre più giù, Analisi terminabile e interminabile, titolava un saggio di Freud.

Il genio di Freud si scontrò con il suo essere un uomo del suo secolo, l’inconscio per Freud è naturale, è umano ma ancora più umano dovrebbe essere il desiderio di renderlo conscio, tradurlo ed analizzarlo, accendere una luce dove regna l’oscurità, dove c’era l’ES ci sarà l’IO.

E qui si torna alla verità, come fine ultimo. Un fine freudiano quindi, illuminista, un fine nobile ma irraggiungibile, ahinoi.

Io, Es e Fake-news

Cos’è questa benedetta post-truth?

Testualmente: “una cultura politica relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”

Vi suona familiare?

Benvenuti nell’età del inconscio, o meglio, benvenuti nell’età dell’inconscio libero.

È inutile scaldarci troppo, inventarci vie di fuga alternative: i fatti saranno surclassati da bavose risposte pavloviane, emozioni reattive disorganizzate o semplici ed ingenue prese di posizione fatte per alleviare il peso di un realtà complessa, una realtà che ha smesso di essere biunivoca da ormai molto tempo. In una realtà così il binomio vero/falso non ha modo di esistere, di sopravvivere.

La psicopatologia è la prova di come, un uomo o una donna ci stiano provando, con tutte le loro forze ad adattarsi, a resistere. I sintomi sono il precipitato di angoscie ataviche e paure generalizzate, qualcosa con cui dobbiamo fare i conti, dare un nome per evitare di essere surclassati dal panico, dall’ansia.

È importante per il futuro non fare l’errore di Freud: smettiamo di elevarci a illuminati detentori della verità e mettiamoci all’opera per costruire nuovi strumenti per questa realtà caotica e complessa.

Chiudo sempre con Trump: c’è chi dice che la sua vittoria era prevedibile, la colpa dei media liberal e di tutti quelli che hanno sottovalutato la sua potenza elettorale è stata di non aver interrogato la “pancia del paese”. Magari hanno ragione, per rimediare la prossima volta proviamo almeno ad interrogare la mente, di questi poveri cristi.