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Siamo a fine ottocento, periodo nel quale la condizione di emarginazione di molti artisti, letterati, poeti e musicisti, si evidenzia al punto di trovare definizione nel termine: “artista maledetto”.

Ma cosa e chi emargina l’artista?

Spingersi fino al limite, ribellarsi al sistema Accademico per ritrovarsi, poi, al bando della società?

Rivendicare la propria libertà creativa  ad ogni costo?

Quel limite, dov’è?

Tormento

Isolamento

Angoscia

Penso a te, Vincent! Il tuo tormento interiore, la tua solitudine esistenziale, l’angoscia di quell’assenza/presenza nella tua piccola camera ad Arles.

Mi viene poi alla mente, come in un confronto, il tormento e l’estasi di Michelangelo Buonarroti nell’isolamento dei ponteggi della Cappella Sistina. In compagnia soltanto dei suoi emblematici personaggi biblici.

Lo spazio quasi incalcolabile della Cappella Sistina di Michelangelo e la tua piccola Camera, Vincent, luogo dei tuoi tormenti. Riassume attraverso ogni elemento dell’arredamento tutti gli elementi che rappresentano Van Gogh ad Arles.

La camera di Arles (1888)

In una descrizione meticolosa, chirurgica quasi, Van Gogh ci racconta la sua stanza di Arles in attesa dell’amico Gauguin.

Un letto a destra ripreso da piedi, sulla parete accanto al quale, sono appesi quattro quadri su due ordini, uno dei quali ci mostra un autoritratto dell’artista.

A sinistra del letto: una coppia di sedie ed un tavolino all’angolo, su cui  si apre una finestra dalla quale però, non vediamo nulla.

I muri hanno un colore blu cobalto che partendo da destra digrada verso sinistra.

Ancora sopra il letto un altro quadro, panni appesi, oggetti e uno specchio.

Apparente serenità, celata angoscia, la linea di contorno nera, i colori netti, l’assenza di ombre.

Vertigine

Le pareti, il pavimento, tutto per scivolare lentamente verso sinistra.

Blu

Arancio

Verde

Rosso

Blu

Non ci sei, ma la tua presenza Vincent nella tua piccola camera è più evidente della tua assenza. Racconto della tua solitudine, della tua emarginazione, attese, forse speranze.

 La follia, patologia, euforia.

Solo dieci anni per dipingere, per raccontarti.

Non essere accettato e riconosciuto in vita nella tua forza di pittore,  la tua pittura definita brutale, tu, il “caso”, l’artista maledetto.

Se solo avessi saputo, Vincent, se solo avessi percepito la tua futura gloria.

Quella fama che la storia ci insegna essere un riscoperta postuma per i grandi.

I tuoi quadri, racconti, sentimenti vomitati come una liberazione.

Sulle tele: la tua essenza, senza filtri alcuni.

Libertà

Anima

Allucinazioni

Pennellate fluttuanti; la linea danza e, dolceamara, costruisce mondi. Persino il fondale del tuo tragico epilogo.

Quel campo di grano con volo di corvi, visione ultima di un adulto puro, quasi come un bambino triste.