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Poi un lunedì per sbaglio mi ritrovo nella sala di un cinema cercando di non addormentarmi. Non so neanche che film sono venuto a vedere perché non ho avuto il tempo di informarmi. Le temperature sono miti. Giorni fa la sola idea di mettere la testa fuori di casa, mi avrebbe smorzato ogni entusiasmo. Tapas di carne e patatine. Ristorantino spagnolo dal menù stimolante. Appetito appagato.
«Dicono che è bello!»
«Una mia amica si è addormentata.»
«Andiamo bene.»
«Capirai, sono le dieci.»
«Va bene, ma che film è?»
«Allied.»
«Come?»
Non riesco neanche a memorizzare il nome. Pazienza. So solo che c’è Brad Pitt. Abbassano le luci. Sbadiglio, sono stanco. Giornata pesante. Durante le pubblicità spazzoliamo in quattro e quattr’otto popcorn e caramelle. La mandibola indolenzita.
Il film inizia.
M’incanta.
Azione. Intrighi. Complotti. La Seconda Guerra Mondiale da sfondo. Nazisti e Partigiani Francesi.
Spie. Spie. Spie?
Poi l’amore. Improvviso. Apparente, vero o di circostanza?
Marocco. Inghilterra.
Libertà sotto un cielo carico di bombe e instabilità. Nuova vita. Nascita nella paura della morte.
La precarietà è il sottile filo che tiene la trama di un film ben scritto dallo sceneggiatore Steven Knight. Gli attori sanno recitare e convincono. Magistrale la prova di Marion Cotillard. Il regista, Robert Zemeckis, nonostante il tema cinematograficamente molto inflazionato, ha saputo dare una chiave di lettura piuttosto originale e coinvolgente.
C’è solo da capire come faccia Brad Pitt a sembrare sempre più giovane. Sarà l’effetto Benjamin Button?
Nessuno in sala ha dormito, anzi, il vociare concitato post proiezione conferma l’opinione positiva mia e dei miei amici che, nonostante dobbiamo controllare su IMDB il titolo del film che abbiamo appena visto, ce ne torniamo alla macchina soddisfatti, con i cappucci delle giacche a vento tirati su. Il freddo comincia a farsi sentire, è mezzanotte passata.