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Il 20 Gennaio scorso il neo-Presidente eletto degli Stati Uniti d’America, a.k.a. il “repubblicano” Donald Trump, ha fatto il suo ingresso alla Casa Bianca, segnando ufficialmente la fine del quasi-decennio di presidenza del democratico Barack Obama. Trump, in uno dei discorsi di insediamento più brevi della storia degli Stati Uniti, ha promesso che il 20 Gennaio 2017 sarà ricordato nella storia come il giorno in cui il potere di una delle figure istituzionali più potenti del mondo sarà trasferito “da Washington al popolo”. Un popolo, quello con cui è solito relazionarsi Trump, composto di imprenditori, dirigenti e politici, oppure un popolo, quello da cui è stato sostenuto Trump, che si estende lungo la dorsale dei monti Appalchi e che si compone dagli stati più poveri del Paese?

Con il primo atto formale dall’interno dello studio ovale, il Presidente Trump sembrerebbe soddisfare le aspettative del suo primo popolo, quello a cui lui stesso appartiene: un ordine esecutivo, sponsorizzato e atteso dai facoltosi sostenitori della sua campagna elettorale, che prevede un consistente taglio all’Obamacare, la riforma sanitaria istituita dal suo predecessore.

Nemmeno ventiquattro ore dopo il suo formale insediamento, Trump smentisce già impegni testimoniati dalla sua fervente campagna elettorale social. Che il neo-inquilino della Casa Bianca sia estremamente legato al suo account Twitter, lo dimostra il fatto che abbia pubblicamente dichiarato che non smetterà di utilizzare in prima persona il suo account da ventuno milioni di follower in favore di un profilo istituzionale e di un ghost writer. Eppure, Twitter non è stato una fonte di sole soddisfazioni per il Presidente Trump, soprattutto nell’ultimo periodo e soprattutto nei confronti di Obamacare. Globalmente noto è, infatti, l’intervento di Bernie Sanders, senatore dello stato del Vermont ed ex-concorrente alle primarie democratiche per la corsa alla Casa Bianca, che, lo scorso 4 gennaio, si è presentato in Senato recando con sé un tweet pubblicato dal Presidente Trump nel maggio 2015 in formato poster: “I was the first & only potential GOP candidate to state there will be no cuts to Social Security, Medicare & Medicaid. Huckabee copied me”. O, in gergo italico: “Sono stato il primo e l’unico potenziale candidato repubblicano ad affermare che non ci sarebbero stati tagli alla previdenza sociale, all’assistenza sanitaria pubblica per le persone anziane e per quelle a basso reddito. È stato Huckabee a copiare me”.

Durante il breve discorso di insediamento, il Presidente Trump non ha dimenticato di dare enfasi ad alcuni punti chiave dei suoi (primi?) quattro anni alla Casa Bianca: la necessità di proteggere i confini del Paese, di creare nuovi posti di lavoro e di combattere il terrorismo islamico rappresentano il mantra attraverso cui Donald Trump, l’imprenditore e personaggio pubblico, ha delineato la sua presidenza fin dagli albori della sua candidatura. Attraverso la sua aggressiva arte oratoria e, in particolar modo, attraverso Twitter. Come convivranno la figura istituzionale e rigidamente definita da protocolli vecchi di secoli e lo showman indipendentemente legato alle nuove tecnologie? Sarà l’eccentrico milionario a cedere alle tradizioni della Casa Bianca, oppure saranno gli Stati Uniti ad assistere all’istituzione di ordini esecutivi in 140 caratteri?