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Non c’è bisogno di scomodare nessun teorico dell’homo oeconomicus sociologo anticapitalista per sapere che il mercato, il denaro ed il profitto regolano ogni forma di relazione umana. Che poi dietro ci sia l’utilitarismo, l’egoismo o il comunismo è un altro discorso ma senza dilungarsi troppo è banale dire che per governare e gestire gruppi di persone è necessario fare i conti con questi sistemi intrinsechi e complessi.

Sto parlando per esperienza personale, sapete, gestire un clan di 50 membri su Clash Royale è complesso, e la Supercell non aveva nulla di meglio da fare che inserire una competizione a base di corone, da compiere in gruppo.

[quando avete finito di ridere di me, possiamo riprendere]

Mi sono già confrontato con questo tema, l’ho intellettualizzato abbastanza in questo post di qualche mese fà. La psicoanalisi mi è venuta incontro, l’inconscio anche e mi ha permesso di sfogarmi sentirmi una persona migliore. [Si, sto veramente meglio!]

Sono cambiato e lo dimostra il link che vi incollo qui <—— 

Non me la sono presa con Rocca, non ho invidiato Fillioley, anzi, ho sinceramente apprezzato il suo lavoro e la sua fortuna smodata nel poterne scrivere su di una rivista come IL, nello svolgimento di un lavoro, l’insegnamento, già stupendo, figuriamoci spillando qualche quattrino con il giornalismo, un funcking mestieretto anche quello.

Quindi con tutta l’onesta intellettuale che da sempre mi contraddistingue vorrei ricalcare, prendere spunto o sfruttare l’assist fornitomi dal mio illustre collega per riscrivere sull’argomento del Clash Royale, un argomento che ho trattato prima IO e DOPO lui, ma che … [va bene basta]


Il baule del clan è una sfida settimanale a tempo, di circa tre giorni, lo scopo è totalizzare per 10 serie più corone possibili per ricevere un premio via via sempre più prezioso: immaginate 100 corone per il baule di primo livello, 150 per il secondo e così via, ogni step il numero di corone deve essere totalizzato da 0, ogni serie aumenta la possibilità di trovare carte rare, epiche o leggendarie.
Lo scopo del gioco è, ovviamente, creare mazzi competitivi, ma per questo c’è bisogno di un numero elevatissimo di carte e monete d’oro, più ce ne sono meglio è insomma. Quindi il baule ci serve.

In soldoni [;)] per ricevere il baule di livello 10 bisogna totalizzare 1600 corone, ogni partita può al massimo far guadagnare al vincitore 3 corone, è chiaro che il lavoro è da fare in squadra, tutti e 50 i membri del clan.

Ed è qui che vengono i problemi.

Ogni settimana c’è chi si sbatte per raccogliere più corone possibile in modo da assicurarsi il premio tanto ambito, ne totalizza in solitaria anche 150 mentre ci sono alcuni che si limitano a conquistarne una trentina, chi per colpa dei compiti in classe o delle sessioni d’esame appena 5, chi invece l’applicazione in questi giorni non l’ha proprio aperta e rimane a 0 spaccato. Bastardo.

Scaduti i tre giorni tutti i membri del clan ricevono il premio, tutti, nella stessa misura.
Le critiche che si accendono ogni santa settimana nella chat del clan mi fanno riflettere molto, e mi ricordano i ronzii che si creano tra conservatori e progressisti, sul tema del welfare, redistribuzione delle ricchezza e stato equo.

Insomma, come si possono governare cittadini, che lavorano e producono, in maniere diseguali, fornirgli loro una sussistenza di base in grado di ottemperare ad una disoccupazione improvvisa, figli, diagnosi ed interventi chirurgici, lauree? L’ipotesi di un reddito di base, come quella di uno universale, i 90 euro in busta paga, o il bonus cultura sono strategie fallimentari, sono strategie? Lo stato come dovrebbe distribuire welfare? Orizzontale, proporzionale, a caso?

Vista top-down è chiaro come una popolazione che produce poco debba ricevere poco in cambio, più amore dai più amore ricevi si dice dalle parti di Sanremo. Ma se adottiamo una chiave di lettura bottom-up ci troviamo ingorgati nella vita reale e nei problemi che ogni individuo affronta appena sceso da un letto (se è già abbastanza fortunato ad averlo). Ci perdiamo nei bias cognitivi, nella pigrizia e nella miseria: per molte persone i grassi sono grassi perché non sono abbastanza caparbi nel proseguire una dieta equilibrata, sono annoiati e pigri, e come se non bastasse invidiano il magro perché più fortunato di lui. Si crogiolano in uno stato di chiagn‘ napoletano. Stesso ragionamento è trasportato quando si parla di poveri, popolazioni non scolarizzate, minoranze che stanno sul cazzo. Io non la penso così, ne da cittadino ne da psicologo, ma non sono qui per dirvi quello che penso, ma per porre degli interrogativi, per scrivere due righe in parole povere [scusate].

Come co-capo è mio dovere espellere qualche nullafacente?

Inizialmente pensai di sì, «cavolo vi sbatto fuori», ma poi ho detto: permettere a dei membri di ricevere il premio settimanale, anche senza partecipazione permetterà a loro di costruire mazzi e strategie più efficienti, quindi li farà vincere di più, lì porterà ad apprezzare di più il gioco e correlatamente avranno più voglia di farne parte attivamente. Magari un giorno, con un po’ di fortuna, permetteranno ad altri di totalizzare le 1600 corone, e così via in una spirale virtuosa.

Questa settimana è andata così, non vi espello. Clan will win 😉