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Johan Cruijff, il profeta del gol

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«A cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, in quella parte del mondo chiamata Occidente, i giovani artisti sentivano la necessità di provocare l’establishment, a volte solo per il piacere di farlo. E quando ne avevano le capacità, quella di provare a cambiare le regole. Nell’Olanda di quell’epoca, il giovane artista olandese di maggiore impatto era anche l’olandese più conosciuto ed importante al mondo, eppure non scriveva né cantava, non dipingeva né suonava, non recitava né dirigeva, ma attingeva da tutto. E dagli anni ’60 e ’70 seppe trarre il meglio: dai ’60 l’immaginazione e l’idea di guardare dove non si era guardato prima, dai ’70 dove tutto era diventato collettivo, l’idea che individuo e contesto di squadra fossero coniugabili. Aveva quasi tutto ben chiaro, potrebbe essere per questo che è stato votato CALCIATORE EUROPEO DEL XX SECOLO, il secolo del calcio.» Queste parole di Federico Buffa rendono alla perfezione l’idea di un calciatore molto particolare che è andato contro gli schemi ed ha saputo modificare il calcio a modo suo.

Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan nasce a Betondorp, letteralmente “villaggio di cemento”, nella periferia di Amsterdam, il 25 aprile del 1947. Suo padre, Manus Cruijff, vende frutta e verdura, quest’attività apparteneva alla sua famiglia da generazioni. La famiglia non è benestante e lui e suo fratello Heini passano l’infanzia a giocare a calcio con i bambini del quartiere. Il piccolo Johan non andava molto bene a scuola ma aveva delle abilità che lo distinguevano dalla massa fin da piccolo. Celebre a questo proposito è un episodio a scuola in cui la maestra gli ha chiesto di raccontare una favola e lui ha descritto una partita di calcio dal primo al novantesimo minuto. Il padre muore per un attacco cardiaco quando Johan ha appena 12 anni e la famiglia, costretta a vendere casa e negozio, entra in una condizione di estrema povertà. Il ragazzo riesce a trovare una professione alla madre, due per la precisione: donna delle pulizie allo stadio di Amsterdam e commessa del bar della società dell’Ajax, nella quale Johan aveva cominciato a militare esattamente al compimento del decimo anno, il 25 aprile del 1957.

Il ragazzo non è fisicamente perfetto: è mingherlino, ha i piedi piatti e le caviglie deformi, ma fin dai suoi primi giorni all’Ajax tutti si rendono conto delle sue incredibili capacità. Esordisce nel 1964 con l’allenatore Vic Buckingham in Groningen-Ajax (1-3). La settimana successiva realizza il suo primo gol nel 5-0 interno contro il PSV. La squadra però non va bene in campionato e Buckingham viene esonerato, al suo posto arriva Marinus Michels, che era stato centravanti all’Ajax. Con lui la squadra cambia completamente: modulo (passando dal vecchio 2-3-5 al 4-2-4) e passo, andando a vincere il titolo. La stagione successiva l’Ajax infrange definitivamente il record di gol nell’Eredivisie, segnandone 122, ancora oggi questo record è imbattuto. A sorprendere è soprattutto (ovviamente) Cruijff, che intanto ha indossato una maglia che non lascerà più e che lo caratterizzerà per sempre divenendo il suo simbolo: la 14. Nel 1966 arriva la prima grande dimostrazione di forza della sua squadra: i biancorossi affrontano il Liverpool campione d’Inghilterra e lo travolgono per 5-1, Johan è semplicemente imprendibile: ha una velocità di base spaventosa ed è capace di cambi di direzione a velocità che sembrano insostenibili per gli esseri umani. Il giocatore ha però dichiarato di non avere una velocità fuori dal comune, bensì una velocità di pensiero fuori dal comune: Cruijff era convinto di essere più veloce non per la velocità in sé, ma perché riusciva a partire sempre con quel mezzo secondo d’anticipo rispetto agli avversari. Un’altra cosa che stupisce è che non giocava per lo spettacolo ma per la squadra, pennellava da ogni posizione assist per gli avversari con il suo esterno destro. Intanto la squadra (che si è rinforzata con i ragazzi della primavera, che faranno la storia), nel 1969 arriva in finale di Coppa dei Campioni. Vengono battuti dal Milan di Nereo Rocco, che vince per 4-1 grazie ad una tripletta di Pierino Prati, ma sta per iniziare l’epopea dei biancorossi: l’anno dopo perdono di nuovo in finale contro il Feyenoord e poi vincono la coppa per tre anni consecutivi.

Dopo le tre coppe, nella stagione 1973/1974, dato che l’Ajax vota il proprio capitano, si creano delle inimicizie tra la squadra e Cruijff. I compagni votano incredibilmente contro e Johan, su consiglio di suo suocero Cor Coster, va al Barcellona per molti miliardi di fiorini, segna due gol nella partita d’esordio e i blaugrana vincono la Liga. Il soggiorno a Barcellona però, non dura molto. Dopo il terzo posto nella stagione 1974/1975 Rinus Michels (che era allenatore dei blaugrana, motivo per cui Johan li ha scelti), viene esonerato. Al suo posto arriva Hennes Weissweller, che fa l’errore numero uno con Cruijff: lo considera uguale agli altri e il rapporto salta immediatamente, lui se ne va nonostante il ritorno di Michels, ma non per trasferirsi, bensì per ritirarsi a 31 anni. Sempre sotto consiglio di suo suocero, Cor Coster, riprende a giocare. Comincia con un’amichevole con i New York Cosmos, ma poi decide di firmare per i Los Angeles Aztecs grazie ad un ricchissimo contratto e l’anno successivo per i Washington Diplomats. Dopo due stagioni in America, Cruijff ritorna in Spagna per vestire la maglia del Levante, nella seconda divisione spagnola: con gli spagnoli gioca una stagione disputando una decina di partite. Il 16 giugno 1981 disputa la prima partita del Mundialito per club, vestendo contro il Feyenoord la maglia del Milan neopromosso in Serie A. Johan è reduce da un’operazione agli adduttori della gamba sinistra, che è avvenuta sole tre settimane prima e quindi appare in cattive condizioni: si segnala solo per un assist ad Antonelli, tanto che a fine primo tempo viene sostituito da Francesco Romano. Fu l’unica sua apparizione in quel Mundialito, e il passaggio ai rossoneri non si concretizzò. Il 6 dicembre del 1981 torna a vestire la maglia dell’Ajax che, al De Meer (lo stadio dell’Ajax), batte 4-1 l’Haarlem; nella stessa partita realizza un gol. Ci sono due giovani che lo entusiasmano e sono Frank Rijkaard e soprattutto Marco van Basten (Cruijff ha una predilezione particolare per questo ragazzo, poiché intravede in lui le potenzialità per essere il ” nuovo Cruijff”), disputa altre due stagioni vincendo due campionati e una coppa. In totale con i lancieri disputa 275 partite di campionato con 205 reti prima di passare al Feyenoord Rotterdam (dove c’è un altro giovane che gli piace: Ruud Gullit) nell’estate del 1983, quell’anno gioca in un ruolo che non aveva mai provato prima: il libero vincendo il campionato, il nono, e la Coppa d’Olanda, la sesta della sua carriera. I tre giocatori giovani che a lui piacciono tanto si riuniranno un giorno, al Milan, ma questa è un’altra storia.

Questo straordinario giocatore si ritira nel 1984, all’età di 37 anni, con la fama indiscussa di giocatore olandese più forte di tutti i tempi e con un palmarès ricchissimo: 9 campionati olandesi, 6 coppe d’Olanda, un campionato spagnolo, una coppa di Spagna, 3 coppe dei campioni, una supercoppa europea, una coppa intercontinentale e soprattutto 3 palloni d’oro. L’unico rimpianto della sua fantastica carriera è l’insuccesso dell’Arancia Meccanica (così veniva chiamata l’Olanda) ai mondiali in Germania del 1974. La sua nazionale arriva in finale senza alcun tipo di problema perché mette in pratica il calcio totale di Rinus Michels (che tanto per cambiare allena Cruijff), le vince tutte tranne una, infatti pareggia 0-0 contro la Svezia nella fase a gironi, ma la partita diventa comunque famosa, poiché c’è una giocata che passerà alla storia: la Cruijff Draaj, cioè la veronica di Cruijff. In pratica finge di andare in mezzo e con il tacco porta il pallone alle spalle del difensore e lo salta secco. Il 7 luglio si gioca la finale all’Olympiastadion di Monaco contro la Germania Ovest: dopo soltanto un minuto e 14 secondi Cruijff si guadagna un calcio di rigore, trasformato da Neeskens. L’azione è irripetibile: per un minuto gli olandesi fanno girare il pallone, quando la palla arriva a Cruijff a centrocampo, quest’ultimo cambia completamente passo ed entra in area, l’unico modo per fermarlo è fare fallo. I tedeschi raggiungono il pari con un altro rigore, realizzato da Paul Breitner. Allo scadere del primo tempo, Bonhof, avanzando lungo la fascia destra, supera Haan in dribbling e crossa al centro verso Muller, che realizza il gol del sorpasso. Cruijff viene ammonito dall’arbitro per proteste durante il rientro negli spogliatoi. Nella ripresa gli arancioni premono, ma il risultato rimane invariato ed i tedeschi sono Campioni del Mondo.

Il 22 ottobre 2015 Johan Cruijff comunica di aver contratto un tumore polmonare, che lo porterà alla morte cinque mesi dopo, il 24 marzo 2016 a Barcellona, all’età di sessantotto anni. Il suo, del resto, non era di certo uno stile di vita salutare (si dice che fumasse anche tra un tempo e l’altro durante le partite). Termina così, dunque, la vita di un uomo dalla straripante personalità e capace sempre di andare contro gli schemi, cambiando per sempre la storia di questo fantastico sport.

“Per come ho vissuto la mia vita, in un certo senso, forse, sono immortale”