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«Ogni innamoramento, per quanto etereo voglia apparire è radicato esclusivamente nell’istinto sessuale, anzi non è assolutamente altro che un impulso sessuale più determinato, più specializzato, meglio individuato nel senso più stretto del termine»1.

Questo esergo, tratto dalla Metafisica dell’amore sessuale, il quarantaquattresimo dei cinquanta Supplementi apparsi nella seconda edizione della celebra opera di Arthur Schopenhauer Il mondo come volontà e rappresentazione, suona quasi come una blasfemia. Sembra infatti che questa accezione edonistica non si addica affatto a un sentimento tanto nobile come l’amore. Decantato dai più grandi poeti e scrittori, rappresentato in varie forme dagli artisti di tutti i tempi, anche la filosofia ha tentato di dire la sua in merito a questo misterioso sentimento, declinandolo tal volta come forza cosmica, altre volte come amore di e per Dio e altre volte ancora come amore per la sapienza, per la verità, o ancora per la giustizia ma senza di fatto riuscire mai a penetrarlo nella sua profondità.

Con questo non voglio dire che Schopenhauer ci sia riuscito anche perché, come ho più volte sostenuto anche in articoli precedenti, la filosofia non vuole e non deve mai essere risolutiva. Però è indubbio che il filosofo di Danzica si sia spinto molto in profondità, fornendo un’analisi fenomenologica dell’esperienza amorosa che mai nessuno, prima di lui, era riuscito a formulare.

È bene premettere che tutto il pensiero di Arthur Schopenhauer si caratterizza come un pensiero pessimista, all’interno del quale la condizione dell’esistenza umana viene mostrata in tutta la sua tragicità. Richiamando la distinzione kantiana tra fenomeno (ciò che appare) e noumeno (ciò che realmente è), Schopenhauer è convinto che l’uomo non veda il mondo così come realmente questo è e che sia conoscibile solo come una sua (dell’uomo) rappresentazione. La vera essenza del mondo, che si cela dietro un velo illusorio, metaforicamente chiamato il “Velo di Maya”, è la Volontà, una potenza vitale che mira al perpetuarsi e nella quale convergono tutte le forze naturali. La Volontà domina anche l’esistenza dell’uomo, sottoponendolo a una costante oscillazione tra desideri e il loro appagamento. Questa altalena è destinata a non fermarsi mai poiché i bisogni rimandano sempre a nuovi bisogni in una catena infinita la cui chiave è la perenne insoddisfazione. Questo è il motivo principale della tragicità dell’esistenza umana.

Quello stesso motivo nichilistico che anima l’ontologia schopenhaueriana è dunque riscontrabile anche nelle riflessioni che il filosofo di Danzica conduce sul tema dell’amore. Nella Metafisica dell’amore sessuale, la speculazione di Schopenhauer prende le mosse dalla spogliazione dell’amore da ogni accezione sentimentale e la sua conseguente riconduzione alla dimensione sessuale, unica rappresentazione della volontà che risponde al fine fondamentale della natura: la conservazione di se stessa e la perpetuazione della specie. Questo istinto biologico mette in luce la vera natura meta-fisica di ogni slancio amoroso: quest’ultimo è mosso dalla Volontà che, oltrepassando l’esistenza individuale, piega i desideri degli amanti alle sue finalità, li tratta come strumenti o “zimbelli”, per citare il filosofo stesso. Ma l’uomo non è consapevole di questo; è al contrario persuaso che ciò che lo spinge verso l’amato sia il proprio piacere e il proprio appagamento. È in questa accezione che Schopenhauer declina l’amore come un’illusione, in cui ogni scelta dell’uomo, lungi dall’essere libera e spontanea, è infallibilmente indirizzata dall’interesse della specie. Se l’uomo non fosse accecato da questa nebulosa mai si sognerebbe di compiere azioni così estreme che da sempre hanno alimentato le relazioni amorose, tanto da spingerle spesso a esiti tragici. In perfetta coerenza con questa linea di pensiero anche il matrimonio viene denudato da ogni valore sacrale, divenendo così un semplice artificio di cui fa uso l’istinto e all’interno del quale non c’è spazio per valori sentimentali né spirituali.

Questa prospettiva naturalistica in cui viene articolata la riflessione di Schopenhauer sull’amore ha, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un risvolto positivo. Ciò a cui ci vuole iniziare il filosofo è la liberazione dall’inganno dell’amore mettendo a nudo le sue reali dinamiche. Ecco che il pessimismo che percorre tutto il suo pensiero sembra imporsi come un bonario paternalismo volto a ridimensionare quella pretesa di felicità a cui l’uomo, ieri come oggi, pare non riesca a rinunciare.

1 A. Schopenhauer, Metafisica dell’amore sessuale.