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La Coppa Intercontinentale era una competizione che metteva in palio il titolo di “Campione del Mondo”. Consisteva in una doppia sfida (andata e ritorno, giocate in casa delle contendenti) tra i campioni d’Europa, ovvero i vincitori della Coppa dei Campioni, e i campioni d’America, ovvero i vincitori della Copa Libertadores. Questa competizione godeva di un prestigio grandissimo, perché riconosceva la squadra vincitrice come la più forte del mondo, e per questo motivo era sentita più di ogni altra partita. Oggi esiste il Mondiale per Club, più simile a un’amichevole di lusso che ad una competizione sentita, che si gioca in Giappone in campo neutro, e che, dal punto di vista del fascino, è assolutamente imparagonabile alla Coppa Intercontinentale, in quanto si tratta di sfide impari (la squadra che vince la Champions League è, almeno sulla carta, infinitamente più forte dei campioni d’Africa, di Asia e d’America) e spesso già decise in partenza. La Coppa Intercontinentale non c’è più e la colpa è soprattutto della partita di ritorno (giocata il 22 ottobre) dell’edizione del 1969, tra Estudiantes e Milan.

La partita di andata si era giocata a San Siro quattrodici giorni prima, l’8 ottobre 1969 e il Milan aveva vinto facilmente: Sormani all’8’, Combin al 45’ e ancora Sormani al 71’ avevano fissato il risultato sul 3-0. L’Estudiantes, d’altro canto, non era certo uno squadrone. Oltre a Juan Ramon Veron, padre di Juan Sebastian, vi erano solo giocatori dediti più alla distruzione che alla costruzione del gioco. Il risultato dell’andata giovava molto ai rossoneri, in quanto la coppa si assegnava con la differenza reti. Al Milan bastava quindi amministrare il risultato al ritorno, nonostante l’ambiente molto ostico e le promesse sei giocatori argentini; che cercavano di intimorire i milanisti già a Milano, promettendogli botte nella partita di ritorno.

La partita di ritorno si gioca alla Bombonera di Buenos Aires e i diavoli capiscono subito che non sarà una serata facile, neanche il tempo di varcare l’entrata in campo che su Rivera e compagni piove. Ma non è acqua, si tratta di caffè bollente, lanciato dalle tribune dai tifosi dell’Estudiantes. Dopo la fase di riscaldamento, i rossoneri si accingono a mettersi in posa per la foto di rito. La formazione è: Cudicini, Malatrasi, Anquiletti, Fogli, Rosato, Schnellinger, Lodetti, Rivera, Sormani, CombinPrati. Mentre si sistemano per essere fotografati entrano in campo i giocatori argentini, ognuno ha con sé un pallone e tutti insieme portano il pallone ai piedi e lo calciano con forza verso i rossoneri, in posa per la foto.

Finalmente, dopo le iniziali difficoltà, si scende in campo. Al 16’ Pierino Prati prende un calcione nella schiena dal portiere avversario Poletti e dopo altri quattro minuti, colpito alla testa in una mischia, ha un trauma cranico e perde i sensi (successivamente avrà un vuoto di memoria di circa tre ore), ed è quindi costretto ad uscire. Il giocatore più odiato dagli argentini è senza dubbio Nestor Combin (argentino, naturalizzato francese), che nel 1963 non aveva risposto alla chiamata dell’esercito. Inoltre era anche accusato di essere argentino e giocare contro i suoi connazionali, avendo lui segnato, all’andata, il gol del 2-0. Al 30’ Combin riceve palla a centrocampo e subisce un fallaccio (entrata dritta sulla tibia) da un difensore dell’Estudiantes. Gianni Rivera si impossessa del pallone e si continua a giocare, non si sa se per il vantaggio o perché l’arbitro cileno Domingo Massaro non era intenzionato a fischiare quel fallo. Rivera parte, supera tutta la difesa e il portiere, arriva parallelo alla porta ignorando Pierino Prati, irride più volte l’intera difesa avversaria e deposita il pallone in rete, in modo molto ingenuo. Infatti la prima reazione del portiere Poletti è prendere il pallone e tirarglielo addosso, ma Rivera, fortunatamente, non risponde alla provocazione e ritorna a metà campo.

A questo punto le speranze degli argentini di vincere la doppia sfida sono pochissime. Conigliaro al 43’ e Aguirre Suarez al 44’ ribaltano la partita, portando il risultato sul 2-1. Non c’è tempo per segnare altri tre gol, quindi i giocatori dell’Estudiantes decidono di usare il restante tempo per farla pagare ai rossoneri, che hanno ora, come unico obiettivo, quello di tornare a casa sani e salvi. Al minuto 67 Aguirre Suarez colpisce con un pugno, secco e dritto in faccia, l’odiato Combin. Il franco-argentino è costretto ad uscire dal campo con lo zigomo rotto e con il naso lussato e fratturato.

L’arbitro, che fino a quel momento aveva sorvolato su ogni fallaccio, non può esimersi dall’estrarre il cartellino rosso. All’85’ anche Manera viene espulso e la partita termina su 2-1.

I dirigenti sono costretti a consegnare la coppa di nascosto, negli spogliatoi, al capitano Gianni Rivera. Il “bilancio finale” dei rossoneri è pesante: cinque giocatori contusi, commozione cerebrale per Prati e doppia frattura (con annessa lussazione del setto nasale) per Combin. Al termine della partita tre giocatori dell’Estudiantes (tra cui Aguirre Suarez) vengono arrestati, Poletti viene squalificato e vita e Manera radiato per tre anni. Negli spogliatoi Combin, ancora dolorante per la frattura, viene arrestato dalla polizia argentina come disertore e portato in carcere senza cure mediche. Il giorno dopo, avendo dimostrato di aver prestato regolarmente il servizio militare in Francia, viene rilasciato e invitato a tornare immediatamente in Italia. Tutti i giocatori del Milan e Rocco si rifiutano di partire senza Combin, decidendo di aspettarlo. Finalmente l’aereo può partire e Giovanni Lodetti, uno dei pochi usciti illesi dalla sfida, dichiara: «E tutti insieme, appena in volo, facemmo il gesto dell’ ombrello verso l’ Argentina e tornammo in Italia, campioni del Mondo».

La Coppa Intercontinentale, almeno così com’era conosciuta, finisce qui. Molte squadre non vogliono più andare in Sudamerica a rischiare la vita, le edizioni del 1975 e del 1978 non si giocano. La svolta arriva nel 1980, da quell’anno, infatti, il torneo si gioca in Giappone. Sicuramente la Coppa ha perso molto fascino, anche perché oggi l’esito è quasi sempre scontato. Ma ciò che è successo nel 1969 è una vergogna che non va assolutamente dimenticata.

«Sono nel calcio da quarantasei anni, ho assistito a mille battaglie, ma uno spettacolo del genere, tanto disgustoso, non l’avevo mai visto e sicuramente non lo vedrò mai più.»

Nereo Rocco