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I supermercati non sono tutti uguali, e lo dicono anche le interminabili pubblicità che interrompono i nostri film preferiti, i supermercati sono tutti diversi. Non parlo di prezzi o prodotti, parlo proprio di quella sintonia che si crea tra l’acquirente e i prodotti che scodinzolano sugli scaffali. C’è un ordine prestabilito, una filosofia ed un marketing che ci spingono ad amare alcuni supermercati più di altri.

Io amo Lidl, non voglio fare pubblicità è proprio che la spesa fatta lì tacita il mio bisogno indotto di avere cose dentro casa.

Il modo migliore di fare la spesa è fare delle liste, perché aiutano a capire cosa manca e cosa abbiamo, quello che è indispensabile e quello che invece è superfluo e quindi come tutti i giovedì io preparo la mia lista della spesa:

  • Pasta
  • Zucchine
  • Melanzane
  • Uova

E’ così che comincia ogni volta. Devo essere precisa, mi concentro per selezionare solo ciò di cui ho bisogno. Poche cose fondamentali.

«Poi una volta fatta la spesa deciderò cosa cucinare» mi dico ogni volta.

Certo non mi si può definire brava in cucina, anzi, il termine appropriato è totalmente incapace di cucinare qualcosa di commestibile:

  • Patate
  • Vino
  • Pomodori
  • Insalata

Ci sono cose che nel frigorifero devono sempre esserci. Prendete i pomodori ad esempio; avete mai visto un frigorifero italiano senza pomodori? No, perché i pomodori sono le colonne dell’italianità. Puoi anche essere delicato di stomaco e evitare di mangiarli perché ti danno acidità, ma nel tuo frigorifero loro ci saranno lo stesso. E se avessi ospiti a cena e qualcuno aprisse il tuo frigorifero e non trovasse i pomodori? Sarebbe un’onta indelebile per una italiana.

  • Pane
  • Burro
  • Olio
  • Parmigiano

Gli ingredienti base di un pasto ci sono tutti, ne sono certa. Poi che io, anche se ne lanciassi tre o quattro a caso in un contenitore, non sappia farne venire fuori nulla di buono è un altro discorso.

  • Sale

Quasi lo dimenticavo, ma io conosco il sale, ama abbondare quando ce ne vuole poco e mancare quando ce ne vuole di più. A volte poi latita e solitamente è quando l’acqua bolle e tu hai già buttato la pasta. Il vero problema del sale è che saprai se ne hai messa la quantità giusta o sbagliata solo quando servirai il piatto ad un amico e quello ti dirà:

a) A me piace con poco sale;

b) Saporita, ma buona;

Sia a) che b) ti danno la certezza che quello stronzo del sale ha vinto l’ennesima battaglia. Lui e quel maledetto pizzico che, chissà se tra altri duemila anni, si potrà sapere con esattezza quanto sia.

La mia lista è completa, ora non mi resta che andare a fare la spesa.

Salgo in macchina certa di non aver dimenticato nulla e mi dirigo da Lidl.

Parcheggio vicino all’entrata in modo da evitare di lottare con il solito carrello con le ruote strabiche. Monetina in mano e carrello preso, evito di investire una signora carica di buste che mi guarda malissimo e realizzo di aver dimenticato le buste della spesa a casa. Cazzo! Ora dovrò caricarmi di quelle buste ecologiche all’odore di vomito che si autodistruggono appena esci dal supermercato.

Non mi demoralizzo, entro e prendo la lista.

La lista? Dov’è la lista? Nella tasca destra il solito scontrino abbandonato da mesi e un euro in pezzi da cinque centesimi. Nella tasca sinistra l’accendino, il fazzoletto ormai monoblocco in seguito al lavaggio con i pantaloni. Ma della lista non c’è traccia.

Non fa niente, mi ricordo tutto quello che dovevo comprare.

Guizzo tra gli scaffali come una ballerina, cercando di domare il carrello e prendo tutto quello che sono sicura mi serva e che è certamente sulla mia lista.

Il momento peggiore è quello della cassa. Non è la fila il problema da Lidl, è proprio la cassa. Quei geni dei tedeschi hanno creato la cassa corta. Dopo il cassiere c’è il vuoto e tu devi correre, dopo aver posato i prodotti sul nastro, cercando di domare il carrello che sbatte ovunque, altrimenti i prodotti cadono nel vuoto.

Sguardo del cassiere, io che corro verso di lui.

«Vuole le buste?» chiede sfidandomi con lo sguardo

«Si, tre grazie» rispondo, ma in realtà penso

«Idiota cosa credi che io mi porti tutte queste cose nel carrello e poi le sparga sul sedile della macchina?»

Il cassiere guarda i prodotti sul nastro, poi mi guarda e accenna ad un sorriso.

«Lo so che pensi che non ce la farò mai, ma vedrai questa volta è tutto calcolato» dice il mio sguardo, anche se non ho calcolato nulla, ho dimenticato come al solito le buste a casa e lui lo percepisce.

Pii, pii, pii, i prodotti passano sul sensore e il cassiere li poggia accanto a lui, non faccio in tempo a metterli nelle buste al vomito, quindi li scaravento nel carrello con l’ansia che aumenta a dismisura. La signora dietro di me mi osserva e sono sicura di farle pena mentre mi affanno a lanciare le cose. Cassiere non mi avrai, nulla si accumulerà accanto a te e stavolta quello sguardo infastidito non lo farai.

Sono sudata, ma finalmente pago ed esco.

Arrivo a casa e metto le buste, o meglio quello che ne è rimasto, sul tavolo. E la vedo, la maledetta lista è lì sul tavolo che ride di me. Ma io sono più intelligente, io ho preso tutto quello di cui ho bisogno e tu lista della spesa sei solo carta e insicurezze.

Comincio a tirare fuori i prodotti dalle buste e sono:

  • Pasta, maledizione ho preso quella liscia e viscida;
  • Un cacciavite con venti diverse punte; può sempre servire anche se non era nella lista;
  • Uno yogurt inglese alle noci di macadamia, era in offerta;
  • Due paia di calze da neve, anche se siamo a Giugno, l’inverno è alle porte
  • Un frutto che sembra un pompelmo riempito di steroidi;
  • Pane, lista mi senti? Ho preso il pane;
  • Patatine, pop corn e noccioline;

Le buste sono vuote, i prodotti tutti sul tavolo. La lista se la ride e mi osserva. Maledetta anche questa volta mi hai fregata.

Io amo Lidl perché nonostante tutto è pieno di cose che mi servono e che dimentico di comprare e di cose che non mi servono che non dimentico mai di comprare.