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Al momento in cui scrivo non so ancora con esattezza quando uscirà questo pezzo: forse tra qualche giorno, forse tra una settimana. In ogni caso, quando avverrà, i cinema di tutta la penisola staranno martellando, e a ragione, i potenziali spettatori con The Circle, filmone tratto dal best seller di Dave Eggers che in patria trovate edito da Mondadori. Best seller che la sottoscritta colpevolmente non ha ancora avuto il tempo di leggere, ma in cui per fortuna il suo più diligente collega di penna Anthony Caruana si è immerso. Per tutti quelli che invece “non l’ho letto ma ho visto il film”, ho avuto la fortuna di bazzicare un’anteprima milanese: signore e signori, cominciamo.

È solo questione di tempo perché il regista James Ponsoldt, che già aveva omaggiato la letteratura americana con The End of the Tour, si innamori dell’opera di Eggers e lo coinvolga nella scrittura della sceneggiatura di The Circle. Aggiungiamo un mostro sacro come Tom Hanks nel ruolo di ambiguo affarista e innovatore e la neonata eppure già affermatissima Emma Watson nei panni della giovane idealista, e avremo tutti gli ingredienti per un aspirante candidato all’Oscar – anzi, a ben vedere a più Oscar. La trama in breve? 1984, però nel terzo millennio.

The Circle è una super compagnia che si occupa di informatica, traffico dei dati, semplificazione; in tempi di crisi, il sogno di ogni giovane e brillante laureato è quello di lavorare lì, e Mae non fa eccezione. Incastrata in un aberrante servizio clienti nella periferia americana, quando la fidata amica Annie le procura un colloquio per The Circle crede di aver trovato la gallina dalle uova d’oro: perché a The Circle è tutto più bello, più colorato, più scintillante. Il prezzo? Donare gran parte del proprio tempo all’azienda (“Per carità, non siamo uno di quei posti in cui si timbra il cartellino!”, che tradotto significa “Ma perché nel weekend invece di farti i fatti tuoi non sei venuta a una naturalmente facoltativa, ma caldamente consigliata festa aziendale?”). E della propria privacy, anche. Specie se sei una carismatica e promettente nuova recluta, e se tuo padre ha un disperato bisogno dell’assicurazione sanitaria.

Tutto deve essere immediato, tutti devono essere connessi, tutti devono potersi esprimere: ma quanto poco ci vuole per far sparire quel verbo tanto fondamentale, “potersi”? Quand’è che la scelta diventa una catena? In un mondo costellato di telecamere invisibili e in cui si ipotizza di trasformare il diritto di voto in un obbligo telematico, ipotesi che peraltro viene riproposta sempre più spesso e in modo sempre più inquietante anche sul nostro pianeta, siamo davvero certi di poter restare noi stessi?

Per Eamon Bailey, ceo di The Circle e fusione neanche troppo velata tra Steve Jobs e Marc Zuckerberg, il problema semplicemente non si pone: secrets are lies, i segreti sono bugie, e la conoscenza assoluta è la massima aspirazione. Trasparenza totale, insomma. A patto che questa non intacchi la stanza dei bottoni dell’azienda, ça va sans dire.

The Circle è nel complesso un film interessante e godibile, che sfiora la prolissità ma riesce a non scivolare. Se Tom Hanks gigioneggia nel ruolo, finalmente, di villain, Emma Watson mantiene per tutti i centodieci minuti la stessa espressione compita degli incontri all’Onu; e proprio per questo, è perfetta nel ruolo di ragazza di belle speranze.

Pura distopia ambientata in un futuro più che prossimo, The Circle enfatizza tutte le storture della società attuale: dai workaholic che si privano di cibo e sonno pur di partecipare all’ennesima e inutile riunione, ai colleghi incaricati di valutare il tuo indice di socievolezza, alla comunicazione che deve sempre prevalere sull’introspezione – e chi la pensa diversamente altro non è che un pericoloso sociopatico. Se Black Mirror si limita a fare una caricatura dello Zeitgeist, The Circle va oltre, e ci mostra le conseguenze di certe storture; che tutto sono, fuorché rassicuranti.

Ma non temete: non appena le luci si saranno riaccese, potrete tornare ai vostri agognati smartphone, controllare i vostri account, e dire a tutti quanto è vi è piaciuto questo film. Con un bell’hashtag, magari.

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Francesca Berneri
Francesca Berneri nasce a Cremona il 23 marzo 1990. Si dedica allo studio delle relazioni internazionali all'Università di Pavia, dove consegue la laurea magistrale nel 2014. Sempre a Pavia, ha l'opportunità di approfondire i suoi interessi grazie allo IUSS e al Collegio Ghislieri. Nel frattempo, frequenta la Beijing Language and Culture University e l'Institut d'Études Politiques di Bordeaux, dove impara ad affrontare, rispettivamente, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, il cinema e la letteratura; si diletta di fotografia, e come dice Steve McCurry, in un mondo dove niente sembra durevole vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".