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Mai più quindici anni

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Bisogna essere sinceri con i lettori e allora oggi non vi racconterò di come mi sia laureata con cento dieci e lode in filosofia o di come abbia fatto il sesso più bello della mia vita su un panfilo nell’oceano indiano, oppure di quella volta in cui vinsi un sacco di soldi scommettendo su una partita di calcio, sebbene io di calcio e di scommesse non ne capisca nulla.

Devo essere sincera e allora potrei raccontarvi di come mi accorsi di non essere uguale alle altre ragazze, di come sbocciando non diventai una rosa come molte, ma un fiore diverso, bello e profumato ma non una rosa, un fiore e basta.

E allora bisogna fare qualche passo indietro, e chiamiamoli passi che alla mia età si fa prima a farli in macchina questi percorsi.

L’adolescenza è il medio evo della ragione, quel periodo buio attraverso cui si passa e si ha solo paura di essere travolti dall’enormità dell’ignoto, perché non si sa veramente nulla, è tutto ancora impacchettato e ad aprirlo ci vuole coraggio.

«Quanto mi piacerebbe tornare ad avere quindici anni» sento dire spesso, io neanche morta vorrei tornare ai miei quindici anni!

A parte la mole insopportabile di odore sgradevole che circonda ogni quindicenne su questo pianeta, i quindici anni sono quel momento della vita in cui tutti si aspettano qualcosa da te e anche tu ti aspetti qualcosa ma non sai cosa, e quindi io e tutti ci fissiamo ed attendiamo che questo qualcosa accada, ma tanto non succederà e questo lo scrivo con il comodo senno di poi.

I miei quindici anni hanno il sapore di colori intensi, estati caldissime e vestiti più adatti a coprire un divano che una ragazzina. Hanno il sapore di un segreto che non si riesce a mantenere perché il corpo si ribella e urla al mondo che stai crescendo, ma la mente è un diesel che stenta e schiacciare l’acceleratore non fa che ingolfare tutto il meccanismo.

Ma cominciamo dal tassello più importante di ogni adolescenza, l’amicizia.

Ogni quindicenne che si rispetti ha un’amica, quella fedele con cui si condividono gioie, dolori e domande, troppe domande a cui nessuno risponderà per molto tempo, perché sono domande che non hanno una risposta e basta, ma bisogna porsele e crucciarvisi un po’.

La mia amica si chiamava Sara ed era la persona perfetta per attraversare qualsiasi dubbio, paura o amore non corrisposto.

Sara aveva sempre la risposta giusta che di solito era,

«sti cazzi» e che si adattava miracolosamente a qualsiasi evento, ordinario o straordinario che fosse

«Oggi matematica interroga, hai studiato?» domandavo

«sti cazzi» rispondeva

«Luca, quello che ti piace si è messo con Maria».

«Sti cazzi» rispondeva lei.

Sara era la certezza che mi avrebbe traghettata attraverso il mare in tempesta dei miei ormoni, dei miei capelli e dei miei peli.

Io e Sara eravamo nella stessa classe al liceo, io cercavo di studiare (ho detto di voler essere sincera e non mentirò neanche su questo), Sara invece applicava la sua personale filosofia dello “sti cazzi” anche alla scuola.

Riusciva ad andare male in tutte le materie, perfino educazione fisica e condotta, non che si comportasse male, Sara non si comportava proprio. Io invece, ero quella che aveva la sufficienza in tutte le materie e che «è intelligente, ma non si applica abbastanza».

Io a quindici anni non sapevo cosa volessi non dalla vita, ma anche da una semplice giornata. Lasciavo che il tempo scorresse e che gli eventi si susseguissero, possibilmente senza toccarmi.

Ma come in tutte le cose, arriva il momento in cui devi dimostrare chi o cosa sei e fu quello il momento in cui i miei quindici anni mi fecero capire che non sarei diventata una rosa, ma un altro fiore.

«Sara, domani sera c’è la festa da Martina, ti va di andare?»

«Se vuoi»

«Spero solo che i miei non facciano storie»

«Sti cazzi, digli che vieni a dormire da me»

Non avevo mai mentito ai miei genitori su una cosa così importante.

«Hai paura?» mi chiese Sara

«No» risposi, ma solo per difendere il mio nome, in realtà mi stavo cagando sotto.

Lo feci, dissi ai miei che avrei dormito da Sara e andai alla festa.

Ricordo quella festa come una delle cose più tristi a cui abbia mai partecipato.

C’era la nostra classe e altri ragazzi che non conoscevo e c’era il famoso Luca che piaceva a Sara ma che si era messo con Maria, che però non era alla festa.

«Sara, Luca ti sta fissando»

«Ma sti cazzi, lascialo fissare»

Ma Luca si avvicinò e cominciò a parlare nell’orecchio di Sara.

Il volume della musica era altissimo e ricordo che nessuno stava ballando, ci si limitava a guardarsi l’un l’altro con sospetto.

La fazione delle ragazze parlottava ad est, quella dei ragazzi ad ovest e in mezzo un oceano di vuoto che nessuno sembrava sentirsi in grado di navigare.

«Senti, l’amico di Luca ti vuole conoscere» mi disse all’orecchio Sara

L’odore dei miei quindici anni eruppe violento dalle mie ascelle. Cominciai a sudare abbondantemente, il cuore sembrava un motorino scassato che si impennava impazzito

«Allora, che devo dirgli. Non avrai ancora paura?» disse Sara

«Non ho paura», e continuavo a mentire ma stavolta non a Sara, a me stessa.

Andai con Sara e Luca in un’altra stanza e lì, appoggiato al muro c’era un ragazzino secco e riccio che mi guardava.

Ora, non è facile per un adulto, figuriamoci per un adolescente. L’altro da sé è inaspettato, diverso e difforme da tutto quello che ci si è immaginati, raccontati e imposti.

Andrea si chiamava così, ed era il miglior amico di Luca.

Luca e Sara cominciarono a baciarsi in un angolo, nonostante lui stesse con Maria e la cosa mi disturbava non poco. Io e Andrea eravamo di fronte uno all’altro in silenzio.

Mi prese una mano e immediatamente la ritrassi. Andrea si avvicinò, senza dire nulla e mi baciò.

Ora, la storia del primo bacio è falsa, non ci fu cosa che mi fece più schifo. Era umido, molliccio e non mi andava proprio di farlo con uno che avevo visto si e no quattro volte e con cui non mi ero scambiata se non qualche «ciao».

Mi allontanai da Andrea, che mi fissò

«Non ti piace?» mi chiese

«No» risposi e me ne andai.

La sera a casa di Sara nel letto le chiesi perché avesse baciato Luca se stava con Maria

«Così impara quella a mettersi con chi piace a me. E tu perché sei andata via? Non ti piace Andrea?»

«No, non mi piace»

Ce ne furono molti negli anni che non mi piacquero e che baciai. Ogni volta mi faceva schifo. Cominciai a pensare di avere un problema, cominciai ad avere paura dei maschi fino a quando non incontrai Anna che mi baciò e che mi piacque.

Fu un dramma. La diversità quando si è adolescenti è una delle cose peggiori che ti possa capitare e proprio a me era capitata.

Dovevo dirlo a Sara, perché era la mia migliore amica e se lo avesse saputo da altri non mi avrebbe mai perdonata.

Ma se Sara poi si fosse allontanata perché aveva paura che io volessi mettermi con lei, o che le avessi mentito tutti questi anni, che poi erano solo due questi anni.

Avevo di nuovo paura, paura di me, di quello che sentivo, di quello che la gente, se lo avesse saputo avrebbe detto ai miei genitori o pensato, e paura di perdere Sara perché questa volta il mio segreto era veramente grosso e da sola non potevo nasconderlo.

Anna intanto diventava una presenza assidua, Sara ne era infastidita a volte. Io scoprivo la mia sessualità e rischiavo di seppellire un’amicizia.

Un giorno mi feci coraggio e presi Sara da parte

«Ti devo dire una cosa»

«Riguarda quella Anna che sta sempre con te?» disse lei

«In parte»

«Hai paura?» mi chiese

«Si, ne ho» risposi, perché quella paura che sentivo mi stava trasformando e cominciava a rendermi diversa da quello che ero e non mi piacevo più.

«Non fare la cretina. Cosa mi devi dire»

«Sara, a me piacciono le ragazze» dissi mentre lo stomaco mi si torceva e la mia mente esplorava due scenari.

Sara che diceva:

«Ma vaffanculo lesbica» e se ne andava, era il primo,

«Non ti preoccupare, ti capisco. Vieni qui abbracciami» era il secondo,

Ma nulla di ciò accadde. Sara mi fissò a lungo e poi disse,

«Sti cazzi»

Fu così che non diventai una rosa, ma un altro fiore che piaceva a Sara e piaceva a me e a molte altre persone che avrei incontrato negli anni.

Quasi dimenticavo, Sara si è sposata con Luca e Andrea con Maria. Io e Anna ci siamo lasciate tanti anni fa e ora basta, che la troppa sincerità sembra solo una grande bugia.