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Non solo radical chic e Must Culturali: breve manuale in pillole per sopravvivere in un pranzo aziendale. Ndr: la location è a piacimento, ma el gràn Milàn si presta particolarmente.

 

1 Questo sabato col cavolo che resto nella city, un weekendino in Liguria non me lo leva nessuno (N.B. Da pronunciarsi consultando il meteo – non uno qualsiasi, bensì quello dell’aereonautica militare, che i tuffi mica si possono rimandare – e abusando dei diminutivi).

2 Eh figa, io questo sabato devo passarlo in office (in risposta al punto di cui sopra, mentre si scorrono rapidamente le mail in modo da spacciarle per importantissime quando invece è solo Amazon, e con un tono da salvatore della patria).

3 Naaaa, io casetta in montagna che se anche non c’è più la neve almeno prendo il fresco (Qui i più raffinati possono riallacciarsi alla parola “neve” lanciando argute facezie su un altro tipo di pista candida).

4 Mio figlio è brillante, va dai salesiani, ha qualche debito ma è perché sono i professori che non capiscono, comunque in ogni caso ha già il posto in Bocconi (questa si commenta da sola).

5 Quest’estate vado in (aggiungere posto esotico e inesplorato a piacere, ultimamente tirano Estremo Oriente e Europa del Nord), però il ferragosto me lo faccio a Ibiza as usual (Pure questa si commenta da sola).

6 Il viaggio in Oriente ti apre la mente, è una cultura così diversa (detto dopo aver dormito all’Hilton, fatto colazione da Starbucks e cenato da Cracco’s).

7 Pure questo lunedì il blocco del traffico, che sbatti, in metro ci sono le persone (pronunciata soprattutto da gente che ha fatturato durante il boom economico, che negli Anni Ottanta ha comprato casa e nei Novanta ha figliato, in breve da quelli che la crisi l’hanno vista solo nei tg).

8 A pranzo sushino? (qui l’autrice non può pronunciarsi essendo praticamente una drogata di pesce crudo e salsa di soia. Però quei diminutivi, quei cazzo di diminutivi).

9 Oh ma hai visto le tipe della settimana della moda? Pazzesco, chissà come fanno (detto addentando un chilo di fiorentina, però mi raccomando nel caffè niente zucchero).

10 Fortuna che hanno inventato i supermercati h24, altrimenti non farei mai la spesa (il che spiega perché il pronunciatore di tale frase passa metà giornata sbraitando al telefono, l’altra agitandosi in modo totalmente imprevedibile e i minuti restanti supplicando la moglie / fidanzata / amante di non mollarlo, ché se a mezzanotte è ancora al lavoro è perché è il solo e l’unico in grado di mandare avanti la baracca. Particolarmente irritante se l’uditore ha qualche residua velleità di sinistra, tipo queste  ➡ 

11 Posso rinunciare a tutto, tranne che a Olga / Fernanda / Consuelo (donna delle pulizie, ma in realtà molto di più: madre, amante, compagna di vita, psicologa, consulente finanziario).

12 Seratina all’Hollywood? (qui c’è tutto: il diminutivo non richiesto, il vuoto cosmico, la solitudine esistenziale, il mal di vivere. N.B. La persona che pronuncia questo genere di frasi non ha MAI meno di quarant’anni).

13 Non ho tempo per i libri, ma mi aggiorno con il domenicale del Sole (però sa a memoria la più ignota serie tv coreana visibile solo su Netflix superpremium fidelity plus).

14 Brera? Bella, ci fanno il Fuorisalone. Ah, dici la Pinacoteca? No, quella mai stato, non ho tempo, poi se cerchi su Google i quadri li trovi lo stesso no? (Ogni volta che viene pronunciata questa frase, una facoltà umanistica muore).

15 Dulcis in fundo: l’apericena vegano (qui non ci sono diminutivi, ma sfido chiunque a non avere le orecchie sanguinanti dopo aver udito un tale obbrobrio).

E buon appetito, naturalmente.

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Francesca Berneri

Francesca Berneri nasce a Cremona il 23 marzo 1990. Si dedica allo studio delle relazioni internazionali all’Università di Pavia, dove consegue la laurea magistrale nel 2014. Sempre a Pavia, ha l’opportunità di approfondire i suoi interessi grazie allo IUSS e al Collegio Ghislieri. Nel frattempo, frequenta la Beijing Language and Culture University e l’Institut d’Études Politiques di Bordeaux, dove impara ad affrontare, rispettivamente, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi.
Ama l’arte, i viaggi, il cinema e la letteratura; si diletta di fotografia, e come dice Steve McCurry, in un mondo dove niente sembra durevole vorrebbe riuscire ad essere “part of the conversation”.