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Non ho idea di come fosse prima, qualche annetto fa, ma ad oggi abbiamo almeno 1000 motivi buoni per preoccuparci del futuro. Il punto non sta tanto nel grado di rupture che alcune modificazioni sociali, tecnologiche o politiche potranno scatenare, il problema è circoscritto al fatto di non avere ne i mezzi e forse neanche la possibilità di immaginare un futuro, è il passaggio al futuribile che ci manca.

Partiti algoritmici, masse in navigazione disperata, pacchetti di lavoro in decostruzione, la crisi del 2008 ci ha indolenzito i neuroni dell’immaginazione e della predizione, probabilmente a mancare è il capitale politico, economico e intellettuale per disegnare una mappa del futuro prossimo.

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E’ di poche settimane fa la decisione di Trump di tirarsi fuori dall’accordo di Parigi: con una mente sociale dilaniata, depressa e pessimista verso il futuro, è chiaro come il paziente mondo si stia accanendo sul suo stesso corpo, autolesionandosi.

Ecco, forse nella confusione generale, la strada da percorrere si potrebbe anche intuire. Non dico la rivoluzione, ma se non altro salviamo il salvabile.