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C’è fumo nella pianura. E un silenzio di morte che stordisce. Le carcasse dei blindati, frutto della nostra ultima sortita, giacciono annerite e contorte sotto la luce della luna. Ora non c’è più difesa. La città, sfinita dall’assedio, mostra il suo corpo lacerato al nemico invisibile che tra poco la violerà. Già si scorgono le prime colonne muoversi in lontananza verso di noi: uomini che si preparano all’assalto definitivo cancellando ogni parvenza di pietà dai loro cuori. Assassini che pregustano il massacro.

«Ecco Sadhira, la vedi? Là, ai piedi di quelle montagne»

«La immaginavo più grande. Perché il Comando la considera così importante?»

«La sua posizione. Dopo che l’avremo conquistata, non incontreremo più ostacoli fino alla capitale»

«Se lo dicono loro… Sembra deserta, non capisco perché restiamo ancora fermi qui»

«Non fidarti, Caius, i nemici possono nascondersi ovunque!»

«Vorrà dire che li staneremo uno alla volta. Dimmi, piuttosto: è vero quello che si narra di loro?»

«Di che parli?»

«Della loro ferocia. Raccontano di prigionieri fatti a pezzi, di donne che si divertono a cavargli gli occhi durante gli interrogatori…»

«Così si dice, ma probabilmente loro raccontano le stesse cose di noi…»

«Ma che dici, Lothar? Siamo noi che combattiamo per la libertà, mentre loro vivono nella barbarie! Sono solo dei selvaggi, dei maledetti assassini…»

«Certo Caius, certo. Ora però non ti distrarre, controlla che le munizioni siano pronte e non perdere di vista quell’altura»

«Ci puoi contare, amico!»

Ma noi non permetteremo che accada. Noi che non abbiamo mitraglie ne’ cannoni, che non abbiamo braccia per difendere e colpire, noi non cederemo. Saremo come fumo velenoso che si mischierà al loro respiro, saremo l’idea demente che distruggerà i loro pensieri, lo specchio che rifletterà il loro terrore. Noi che non siamo più, di nuovo torneremo ad essere.

«Sembri nervoso, Caius, che ti prende?»

«Troppo silenzio. Perché quei vigliacchi non si mostrano? Perché non combattono?»

«Li abbiamo bombardati per tre giorni. Forse sono tutti morti, oppure hanno già abbandonato la città»

«Spero proprio di no, dannazione!»

«Beh, un problema in meno per noi, non trovi?»

«Io invece vorrei proprio vederli in faccia, quei cani rognosi, prima di fargli assaggiare il nostro piombo!»

«Avevo già capito che non ti stanno molto simpatici. Ma perché li odi tanto?»

«Perché, mi chiedi? E’ gente senza legge, senza morale… non lo sai che si accoppiano fra loro come le bestie, i fratelli con le sorelle, i padri e le madri con i propri figli…»

«E con le capre, magari, come fa il nostro amico Rufus, il mitragliere…»

«Chi..? Ma che c’entra, quello è un depravato fuori di testa… insomma, con te non si può proprio discutere, fammi star zitto, che è meglio…»

L’alba proietta sulla collina una luce densa e opaca, come se esitasse a mostrare al mondo la vergogna della nostra disfatta, o come per ritardare il momento inevitabile della fine. Attendiamo che il primo raggio di questo sole malato raggiunga la nostra dimora e iniziamo la discesa verso il cuore della città. Silenzio ovunque. Possiamo udire il respiro pesante dei nostri fratelli che attendono la morte nel buio. Vorremmo rincuorarli con dolci parole di speranza e incitarli ad avere coraggio, ma sappiamo bene che non possono udirci. Più veloci, allora, lungo le strade deserte, mentre il nemico si avvicina. Non si aspettano alcuna resistenza. Li attenderemo sulle mura antiche, tra le pietre imbevute del sangue dei nostri avi, là dove quei cani non penserebbero mai di incontrarci.

«Là, dietro a quei sassi, c’è qualcosa che si muove!»

«L’ho visto. Ora gli mando i miei saluti… ecco fatto… che possa marcire all’inferno!»

«Accidenti, Caius! Era solo un ragazzo…»

«I marmocchi crescono e diventano grossi e pericolosi. Meglio eliminarli in anticipo, quei bastardi, non credi?»

«Non hai visto come ti guardava? Quegli occhi…»

«Già, guardali negli occhi, e bum!, sei fregato… non ricordi quello che ci hanno detto durante l’addestramento?»

«… somigliavano a quelli di mio figlio…»

«Porca puttana, Lothar! Se ti fai impietosire sei fottuto, lo capisci o no? Pensi che a me faccia piacere mandare al creatore i ragazzini? Non ci possiamo fare niente, è la guerra, cristo santo!»

«Hai ragione, scusa. Non so cosa mi è preso»

Arrivano. Avvertiamo l’odore acre della loro eccitazione, i loro pensieri di morte. Si stanno schierando a ventaglio davanti alle rovine, e tra poco inizieranno la perlustrazione. Li osserviamo a lungo, memorizzando i loro volti e le loro voci, poi ad un mio cenno ci divideremo e prenderemo posizione. Il nostro momento è giunto.

«Fermo! Hai sentito quel fruscio?»

«Qualche serpente, forse. Questi ruderi devono essere la loro tana»

«Non sono serpenti, Lothar. Sono loro»

«Come fai ad esserne sicuro?»

«Chiamalo intuito. Guarda, anche gli altri hanno sentito qualcosa»

«E’ solo la tensione che gioca brutti scherzi. Io non vedo altro che muri diroccati e pietre… pietre piene di… che diavolo è questa roba?»

«Sembra melassa, o sangue rappreso»

«Sangue? E dove sono i cadaveri?»

«Li avranno portati via… cazzo, deve esserci stata una fottuta strage da queste parti…»

«Non mi risulta, Caius. Noi siamo appena arrivati, e non ho notizia di scontri in questa zona»

«Non ti sembra che stia aumentando?»

«Cosa?»

«Il sangue. E’ come se…»

«…uscisse dalle rocce. Cristo santo, andiamo via di qui!»

E’ il momento di mostrarci. Siamo un unico corpo che palpita, nutrito dal dolore. Il dolore che nasce dalla nostra umanità violata. Siamo stati oppressi, mutilati, cancellati dal mondo. Dimenticati, forse. Ma noi non possiamo dimenticare, non ne abbiamo il diritto. E oggi si compirà la nostra rinascita.

«Perdio, Lothar! Chi sono questi?»

«Bambini! Ci mandano contro un esercito di bambini…»

«Andate via, stupidi mocciosi, via! Un altro passo e vi faccio saltare le cervella!»

«Non puoi sparargli, Caius, sono disarmati!»

«Non me ne frega un accidenti, li faccio secchi tutti quanti se si azzardano… maledizione, Lothar, dove sono finiti tutti gli altri?»

«Non li vedo più, mi sa che se la sono filata, quei bastardi…»

«Razza di vigliacchi! Li trascinerò uno per uno davanti al plotone d’esecuzione, quanto è vero Iddio…»

«Non credo che succederà mai, Caius»

«Ah, davvero? Non mi credi capace?»

«No. Ci hanno circondati»

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il nostro destino…

…si compie

il nostro destino

siamo venuti per giocare…

…con la vostra anima

ora saprete…

…quello che il vostro cuore…

…conosce da tempo

non opponete…

…resistenza…

…non opponete

lasciate che entriamo…

…che entriamo in voi…

…per la nostra gioia

così, ecco, così.

non guardargli negli occhi…

…non guardare!

mio dio, Lothar!

lontano, stammi lontano…

fermi, dannazione!

ti prego, non farlo!

vi brucio, maledetti!

ti ho mai raccontato di quando ho portato i ragazzi al laghetto, Caius?

cinque trote lunghe così, roba da non…

Lothar, dove sei, Lothar!

…credere, erano fuori di sè…

…dalla gioia!

che giornata quella!

…non credere, amico, non…

li ho rivisti, Caius,

ho rivisto i suoi occhi.