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Non esco da casa esattamente da due anni e sei mesi. Non per malattia o altro. Non lo fa più nessuno. Non è necessario. Il sistema di automazione installato nelle case rende la vita decisamente più comoda, efficace. La parola Lavoro è uscita dal vocabolario dell’umanità ormai da un sacco di tempo. È possibile fare tutto senza muoversi dal divano. Il sogno del benessere divenuto realtà.

Mi guardo una simulazione di una partita di calcio nell’area Stadio del mio appartamento. Ho selezionato i giocatori in modalità random ed è uscito fuori un certo Maradona, dicono che era in gamba, non so, a me sembra troppo grasso. Manuela è nella zona Piscina Virtuale al piano inferiore, dice che le fa bene, la rilassa. L’odore del cloro che manda il diffusore aromatico a parete ed il suono piscina deserta d’ottobre che ha scelto dalla playlist, le dona un confortante benessere.

Me l’avevano selezionata quando avevo 13 anni col programma Relazione in Divenire. I nostri genitori, come tutti, inserivano i dati caratteriali-comportamentali dal giorno della nostra nascita. Il Sistema, incrociando gli algoritmi, aveva stabilito la nostra compatibilità con una percentuale del 86%, non male. Devo ammettere che nella fase Conoscenza Preventiva non è stato tutto rose e fiori. In quei tre anni di preparazione all’Unificazione Consensuale, notavo con mio disappunto che il seno di Manuela non stava crescendo come avevano preventivato. Mi sbagliavo. L’ultimo anno tutto sbocciò come previsto. In quel periodo la parte più difficile fu il processo di Convergenza del Linguaggio. Manuela era stata localizzata in un’area geografica diversa dalla mia, molto distante mi avevano detto, non riuscivamo a comunicare se non con emoticon e gesti bizzarri in videomeeting, per cui abbiamo dovuto aggiornarci all’InternatiolGlobalSpeeching, tempo di rodaggio per l’assimilazione neuro-cognitiva e il software installatoci cominciò a fare il suo dovere. Il giorno dell’Unione fu indimenticabile. Lei arrivò a casa mia con i Funzionari alle 11 del mattino, i monitor climatici indicavano giornata di sole. Non poteva andare meglio di così. Da una settimana era già iniziata la pratica per la divisione dal ceppo parentale di primo livello. Salutai i miei genitori con un abbraccio e notai che il flusso di calore del corpo di mia madre variò da +32 a +35, il rilevatore affettivo al mio polso si illuminò. Sorrisi. Mio padre disse:

«Attiviamo collegamento h24 da, ora.» Immediatamente le loro figure in realtime comparvero nella parete dell’Area Ricordi sugli schermi a sinistra del tavolo nella sala Ristoro; una scritta in alto diceva in nostalgica retrospettiva Foto di Famiglia, una chicca retro che Il Sistema aveva adottato per permettere alle vecchie generazioni di adattarsi al cambiamento, alla Trasfigurazione come viene denominata questa era. Il giorno dell’Unione sulla stessa parete comparvero anche i genitori di Manuela, tre volti lucenti come vetro. Si salutarono con i miei e cominciò la Funzione. La Voce dal sistema audio centralizzato lesse con calorosa legislazione le norme comportamentali e fissò la data di Revisione Compatibilità a 22 anni e la data di Fine Relazione e ricollocazione nel programma Riformulazione Unificazione Consensuale a 44 anni.

«Accettate tali condizioni per il vostro benessere e per la vostra serenità

«Sì, le accettiamo.»

«Accettate il coordinamento delle vostre scelte da parte di terzi altresì chiamati Consulenti Felicità per L’Unione?»

«Sì, lo accettiamo.»

«Accettate di unire i vostri account identificativi in un unicum assegnatovi dal Sistema per le  pratiche di sussistenza alimentare sanitaria informatica e altro?»

«Sì, lo accettiamo.»

«Acconsentite al piano facoltativo, Appagamento Sessuale Programmato?»

«Sì, acconsentiamo.»

«Indicare tramite touch comunication il numero di figli che intendete eventualmente inglobare nel Nucleo denominato S.I. 143568.»

«Uno.»

«Indicare: QI, caratteristiche fisiche preferite, preferenze sessuali, categoria DNA, gruppo sanguigno, aspettativa di vita da indicare in anni nel nuovo sistema numerico temporale.»

«Due deviazioni standard sopra la media, Casuale, Pluralismomultisessuale, Categoria DNA 1 bis, Casuale, Casuale.»

«Ottimo, da questo momento vi dichiaro formalmente Uniti, vi ricordo che secondo il programma ASP, il vostro primo tentativo di accoppiamento dovrà cominciare tra 7 minuti, dal video un tutor vi guiderà all’adempimento della pratica. Auguri da parte del Sistema. Buona vita.»

Sono passati undici anni secondo il vecchio sistema di conteggio del tempo e devo ammettere che i 700 mq di abitazione fornitaci dal Sistema, ci permettono di avere i nostri spazi e di farci trascorrere una piacevole convivenza. Ora che ci penso è lo stesso numero di anni che non esco dalla residenza. Il Programma è ferreo, non è obbligatorio ovviamente, ma bisogna attenercisi il più possibile. Ogni momento della giornata è prestabilito per fornirci il massimo del benessere in base al nostro potenziale. Non è che mi sia mancato poi più di tanto uscire e non sono mancati i viaggi. Qualche anno fa per esempio siamo stati due giorni nella cabina Trasporto Virtuale e ce la siamo spassata con le tute multisensoriali a esplorare nuovi mondi.

PROCEDERE AL MOMENTO ALIMENTAZIONE PROTEICO IN SALA PRANZO. GRAZIE.

Raggiungo il tavolo bianco a forma di luna al centro della sala. Manuela ancora non si vede. Strano è la prima volta da quando ci conosciamo che non è puntale ad un appuntamento. Riferisco il fatto digitando l’anomalia sullo screentouch installato sotto il palmo della mano.

RICEVUTO. PROSEGUIAMO CON: SOLLECITO AMICHEVOLE.

Le capsule alimentari sono nel piatto. Oggi ci danno quelle col cappuccio blu. Sono fantastiche. Non vedo l’ora di buttarle giù con un goccio di acqua fresca. Manuela non arriva. Avviso.

RICEVUTO. PROSEGUIAMO CON: SOLLECITO FORMALE.

Per la casa si diffonde un suono come di sirena, non particolarmente fastidioso, cadenzato e incalzante.

Manuela arriva sbucando da dietro le mie spalle. E’ nuda. Non si scusa, non dice niente. Neanche io. Non è necessario. Le faccio un sorriso complice. Ci spingiamo le capsule in gola affogandole in un turbine di acqua che spinge il nostro cibo sintetico in fondo allo stomaco. Ci alziamo da tavola. Abbiamo recuperato il tempo saltando la fase relazione colloquiale post-pasto, per oggi possiamo pure farne a meno. Il Sistema si complimenta con noi per esserci rimessi in carreggiata. Mi spoglio anche io, senza un motivo preciso, forse per condivisione, non è previsto nessun congiungimento coitale per oggi. Ci sediamo sul divano ed attiviamo il programma Incontri Sociali. Selezioniamo i partecipanti. Con un paio di persone ci eravamo già virtualmente incontrati, due simpatici ispanici molto sorridenti, gli altri e sei ammessi alla seduta di Intrattenimento Amicale non li avevamo mai visti. Solo io e Manuela siamo nudi. Ma non è un problema, capita spesso in questi incontri ma nessuno ci fa mai caso, anche perché con il programma ASP è del tutto inutile essere gelosi perché si è totalmente appagati sessualmente, tutto sta attenersi alle regole. La seduta si rileva un po’ noiosetta. C’è una signora Russa che non la smette di parlare mentre la compagna accanto non fa altro che annuire e accarezzarle le orecchie. Poi sullo schermo dietro i volti sorridenti dei due ispanici compare una figura. Come di sfuggita. Una ragazza. Ma è già uscita dall’inquadratura. Chiedo a Manuela se ha visto qualcuno e indico lo spazio alle spalle dei nostri amici ma lei dice di no e mi fa segno di fare silenzio perché la signora Russa sta parlando. Un bagliore, forse un bag, forse un effetto collaterale, o uno scherzo dei pixel. Ma quel sorriso improvviso, quell’attimo di luce sul volto della ragazza è forse la cosa più reale che abbia mai visto in vita mia. Tengo gli occhi ben aperti incollati allo schermo per cercare di scorgerla ancora una volta, seppure per una manciata di respiri. Niente. L’ora degli Incontri Sociali è conclusa. Ci salutiamo e ci auguriamo di rincontraci in un’altra occasione. Appena termina la connessione Manuela elimina dal gruppo la signora Russa: Irreversible Deteled. Io non parlo. Sono come in uno stato di catalessi. Mi allontano e raggiungo la zona Attività Rilassanti e mi chiudo nel Bozzolo Uterino. Un guscio d’uovo che simula il periodo della nostra gestazione. Si percepiscono i suoni come dal ventre materno. Mi calmo e penso a lei. Quello è l’unico posto di tutta la casa dove ci è concesso di toglierci il bracciale Sanitario-Emozionale e di spegnere il dispositivo del palmo. Chiudo gli occhi e come un livido quell’immagine mossa e poco chiara mi si imprime nella mente e mi cullo in quell’abbraccio di amore materno.

Le giornate passano tutte uguali. Il rilevatore Umorale sottolinea delle incongruenze sul display del braccialetto. Una scritta comunica che stanno provvedendo all’equilibrio psichico, lo ignoro e cerco di non farlo notare a Manuela che non sembra accorgersi di alcun tipo di cambiamento. Fremo in attesa dell’appuntamento giornaliero. Ma in tutti gli incontri di socializzazione non scorgo mai più quella ragazza. Me ne faccio una ragione. Non passa molto tempo e incomincio ad assumere un atteggiamento passivo. Durante la sessione di appagamento sessuale non riesco ad avere un’erezione, è la prima volta, ma provvedono subito con una pillola stimolante e per tre minuti circa soddisfo Manuela che sorridente se ne va a fare una doccia. Poi mi viene un’idea, mi alzo e mi dirigo nello Studio Operativo sicuro di non essere visto e faccio richiesta al Sistema per avere un incontro ad personam con la coppia ispanica. Il Sistema mi accontenta fissando l’appuntamento per domani. Perdo sette minuti di sonno a pensare a cosa chiedere agli amici virtuali ma il rilevatore di Coerenza Onirica mi invia degli impulsi ipnotici tramite l’apparecchio acustico che utilizziamo per dormire e cado in un sonno pesante ed artificiale.

*

«Ciao buongiorno, che piacere rivederti! Come stai?»

«Benone grazie, il piacere è mio. Innanzitutto vi ringrazio per aver accettato di incontrarmi.»

«Ci mancherebbe, dicci tutto.»

«Sono un po’ in imbarazzo, devo essere sincero.»

«Non ti preoccupare, sentiti a tuo agio con noi.»

«Grazie. Un giorno, durante un nostro incontro di gruppo, il giorno in cui era presente anche quella signora Russa che non smetteva mai di parlare… vi ricordate?»

«Come no, bannata immediatamente ahh… »

«Anche noi. Insomma, arrivo al dunque, dietro di voi nello schermo, mi è come apparsa l’immagine di una figura femminile, voi sapete chi potrebbe essere?»

«Sai, non è la prima volta che ci viene fatta questa domanda. Noi non l’abbiamo mai vista, o meglio non ce ne siamo mai accorti. Ma perché ti interessa tanto?»

«Non so come dirlo, mi è sembrato davvero strano, è comparsa all’improvviso e poi un attimo dopo non c’era più. Ho pensato che fosse stato frutto della mia immaginazione o un difetto della telecamera ma voi mi avete appena confermato che la presenza è reale.»

«Beh ora reale forse è eccessivo. Hai mai sentito parlare delle Sentinelle

«Le Sentinelle? No di cosa state parlando?»

«Il Sistema non vuole che si faccia riferimento a loro, per questo è normale che non ne hai mai sentito parlare.»

«Non ci sto capendo molto, scusatemi.»

«Tu sai che non tutti hanno aderito al Trattato

«Avevo sospettato una cosa del genere.»

«Beh, quando il Sistema ha provveduto all’Unificazione col consenso dei Governi precedenti, un gruppo di contestatori ha cominciato un’aspra guerra di opposizione. Ora, questi dissidenti sparsi per tutto il mondo hanno costituito una rete globale e a volte, utilizzando sofisticate tecnologie come quelle gestite dal Sistema, interagiscono col nostro mondo per mandarci dei segnali. Cercano nuovi adepti per contrastare il potere Tirranico che, a loro modo di vedere ha imprigionato il mondo. Le Sentinelle sono riproduzioni virtuali di persone reali che compaiono nella nostra vita per destabilizzare l’equilibrio. Il loro compito è quello di farsi notare e, come hai potuto verificare sulla tua pelle, spesso ci riescono. Ora noi non dovremmo dirti tutte queste cose, non dovremmo neanche saperle. Ne siamo venuti a conoscenza perché mia madre è passata nel gruppo degli oppositori ed il Sistema ha voluto fornirci queste spiegazioni per giustificare la sua improvvisa scomparsa dalla nostra vita. Probabilmente, ma questa è solo una nostra supposizione, è mia madre che apre questa Porta, virtuale, si intende, e permette alla ragazza sentinella di comparire alle nostre spalle. Ora però dovremmo interromperci perché questa discussione potrebbe diventare pericolosa.»

«Non ci posso credere.»

«E’ tutto vero, ma non è un problema. Cosa ti cambia? Puoi sempre far finta di non avere visto niente.»

«Ma io… »

«Cosa succede? Sbrigati! Si è illuminato il sensore Discussione Sospetta, meglio staccare la connessione.»

«Io… voglio rivederla, non posso farne a meno.»

«Non dire stupidaggini. E’ impossibile. E poi… non fare sciocchezze, fuori dal Sistema non siamo Niente.»

«Come posso fare per parlarci o anche solo per vederla?»

«Calmati… ora ci dobbiamo salutare.»

«Diglielo» si intromise la donna.

«Dirgli cosa?»

«Se la sentinella percepisce una qualche disponibilità da parte del Popolo del Sistema sarà lei a farsi avanti. Ma in genere il processo è irreversibile.»

«Potevi stare zitta, vuoi metterlo nei guai?»

«No caro, guarda i suoi occhi, sono occhi che parlano d’amore. Occhi che so riconoscere, occhi che vedo tutti i giorni davanti a me. Il ragazzo desidera prendere in mano la sua vita e… »

Lo schermo diventa improvvisamente nero ed una scritta rossa Allarm compare e scompare accecandomi gli occhi. Un suono di corno sottilissimo e acuto mi ferisce le orecchie. Manuela arriva di corsa e allarmata mi prende la mano.

«Cosa succede caro?»

«Niente, non lo so.»

«Cosa hai combinato?»

«Te l’ho detto, niente.»

La scritta scompare dallo schermo così come il suono assordante. Tutto ritorna nella norma.

«Torno a fare le mie cose.»

«Fai pure, Manu, io mi metto un po’ a leggere.»

*

Il perimetro della mia casa è delimitato da una graziosa recinzione in legno alta circa 2 metri e 30. Dai buchi, fra un’asse e l’altra si può intravedere un ampio bosco. Grandi alberi fanno da ombra su tutto il giardino dove colorati fiori rallegrano le aiuole. Manuela ci si dedica giornalmente seguendo il Programma Ikebana Pianificata. I risultati sono sorprendenti. Non siamo mai usciti del cancello. Non so neanche se è possibile. Tutta la nostra vita è qui dentro, non c’è bisogno di altro. Questo è quello che ho sempre pensato, fino ad ora. Approfitto di essere rimasto solo e mi avvicino al grande cancello di ferro battuto. Cerco un pulsante, una chiave, un pomello, qualcosa per aprirlo. Non c’è niente. Ho avvicinato l’occhio destro al rilevatore oculare posizionato tra il muro di cinta e il cancello. Niente. Forzo un pochino ma le sbarre di ferro sono inamovibili. Mi raggiunge Manuela, faccio finta di niente fischiettando un motivo senza melodia. Si avvicina al mio orecchio e mi sussurra:

«Ma che vuoi fuggire? Da me? Scemo, rientriamo in casa.»

Mi sorprende questo modo di fare, non le appartiene. Vengo colto da sospetti ingiustificati. Ha incrociato le sue dita fra le mie, mi sorride in maniera accattivante e mi sfiora il lobo con la punta della lingua. Rientriamo. Mi volto un secondo indietro. Sento qualcosa. Manuela mi trascina dentro. Le dico che la raggiungo subito ma lei non molla la presa. Ha una tenaglia al posto della mano. Non sorride più. Il suo sguardo si fa minaccioso. Scopre i denti. Mi appaiono aguzzi. Da squalo. Non li ricordavo così. Continuo a guardare in giardino. Con il collo girato scorgo l’indice di una mano fra le assi di legno della palizzata. Un anello su un dito bianco come la paura. Si ritrae. Mi giro verso Manuela. Ora sorride, di nuovo, i suoi denti sono uniformi e armoniosi, come sempre. Entriamo a casa e mi lascia la mano. Mi accarezzo il polso indolenzito per la stretta. Manuela scompare alla mia vista. Ho bisogno di bere, apro il frigo e mi attacco alla bottiglia, i denti sbattono sul vetro e l’acqua ingerita a grosse sorsate mi cola sul mento. Mi asciugo la mano bagnata sui pantaloni e raggiungo la finestra. Il sistema di domotica fa abbassare le tapparelle.

«Manuela che fai? E’ giorno.»

«Non sono stata io» mi risponde da lontano con una voce squillante.

In pochi secondi la casa si oscura. La luce naturale che inonda la nostra abitazione ora è sostituita dalle fredde luci a led. Apro la porta che da sul giardino. E’ chiusa. Inserisco il codice di Evacuazione Coatta. Non succede niente. Sono lì con la fronte sul vetro. Le mani abbandonate sui fianchi. Sento bussare con insistenza dall’altra parte. Sempre più forte, con veemenza.

«Chi è?»

Le nocche dal lato opposto intensificano le percussioni.

«Cazzo, voglio uscire!» comincio a prendere a calci la porta ma il vetro è infrangibile. Sferro pugni sulla parete invalicabile come un ossesso. Le mani sanguinano, il liquido denso e rubino cola sull’avambraccio, il caldo mi fa prudere i gomiti. Urlo con tutto il fiato che ho in gola. Mi giro di scatto e mi ritrovo il volto di Manuela inespressivo a due centimetri dal mio. Rimango immobile, non riesco a fare e a dire niente, lei sembra finta. La tocco. E’ fredda. Le chiedo di parlare, non risponde. La strattono con più vigore per suscitare in lei qualche tipo di reazione. La testa le si stacca dal collo. Come una bambola in mano ad una bambina che non vuole più giocare. Fili elettrici sbucano dal foro del collo provocando qualche scintilla. La testa giace sul pavimento. La bocca tenta di articolare qualche parola incomprensibile. La sollevo, cerco di avvicinarmela all’orecchio per capire cosa sta dicendo, ma scotta e d’istinto la getto sul parquet. Una nuvola di fumo bluastro. Un tanfo di circuiti elettrici bruciati mi costringono a tapparmi il naso. Ho i conati, cerco di trattenermi ma un rivolo di vomito mi sfugge e sporca i piedi scalzi del tronco di Manuela ancora saldo e ritto davanti a me. Nessuno bussa più alla porta.

Silenzio.

Le tapparelle si alzano, lente e volenterose. Il sole della sera entra obliquo e colora la casa di una tenue tonalità ambrata. Ora la porta si apre appena mi avvicino. Non devo fare niente, come sempre. Gli uccelli dialogano tra i rami. Recupero i pezzi di Manuela e li deposito nel cassonetto dei rifiuti speciali. Mi siedo sull’erba a gambe incrociate. Muovo il palmo della mano sinistra avanti e indietro sulla punta dei fili d’erba del prato, verdi come gli occhi di Manuela. Alzo il collo. Lo sguardo a 180°. Ammiro il cielo limpido, non c’è una nuvola. Poi chiudo gli occhi e respiro profondamente: sto recuperando la calma. Quando li riapro il mio sguardo è limpido puntato davanti a me. Ora la riconosco. I pixel si sono materializzati componendo una figura reale. La donna che ho visto in un sussurro di vita dentro uno schermo. La mia speranza. La mia ragione, propria lei. E’ bellissima. Anche così. Trafitta da mille buchi. Anche così. Appesa al cancello nella parte più alta. Anche così. Con i seni scoperti e la scritta sul petto LIBERTA’ fatta col rossetto. Anche così. Con l’anello al dito che riflette la luce abbagliante del sole. Anche così, che non potrà mai essere mia.

Squillano. Il suono proviene da dentro la casa, entro e mi avvicino allo schermo.

LA INVITIAMO A SEDERSI SUL DIVANO E FISSARE IL PUNTO CONTRADDISTINTO CON IL CERCHIO ROSSO.

BENE.

PROCEDIAMO.

PROGRAMMA RIMOZIONE FATTI TRAUMATICI: ATTIVATO.

PROGRAMMA SMANTELLAMENTO CORPI INDESIDERATI: ATTIVATO

PROGRAMMA RIPRISTINO ENDORFINE: ATTIVATO.

PROGRAMMA RIGENERAZIONE IDENTIFICAZIONE: ATTIVATO.

IL TEST HA AVUTO ESITO POSITIVO.

IL SISTEMA.

*

«Buongiorno tesoro, dormito bene?»

«Benissimo amore. Sei bellissima, come sempre.»

«Oggi è una splendida giornata, sono spuntate le calendole, devi vederle.»

«Ma è fantastico. Dammi un bacio.»

«Alzati, il caffè è pronto.»

«Che ne dici se ci andiamo a fare una bella passeggiata nel bosco più tardi?»

«Mmm non credo sia una buona idea, io preferisco farmi una nuotata in piscina.»

«Va bene Manuela, come vuoi tu.»