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Il volume dell’amplificatore è troppo alto e poi questo fischio tremendo mi sta mandando al manicomio. Si muore dal caldo, la pala sul soffitto ha smesso di girare e Jonny inventa parole su parole che non sanno di niente come questa gomma americana che ha perso il suo sapore da un sacco di tempo. Io lo lascio qui a cantare a squarciagola di rivoluzione con quella strana tipa che si porta appresso. Ma perché ha sempre gli occhi chiusi e dondola quella cavolo di testa spennacchiata. Non mi ricordo neanche più il riff, tanto con tutto il casino che sta facendo il batterista neanche si sente. Sapete che vi dico, appoggio il basso sul divano, lo faccio suonare al gatto, almeno ci si fa le unghie, e me ne vado a scolarmi una birra ghiacciata a Covent Garden.”

Paolo esce dalla sala prove con il sole a picco che gli cuoce la testa. Vorrebbe il solito cielo di piombo che sputacchia gocce inutili di pioggia. Si ferma ad osservare un Tricheco di peluche in una vetrina, lo fa sorridere.

«Quanto costa?» chiede avvicinandosi alla commessa, una signora dal viso fino e spigoloso con le borse sgonfie sotto gli occhi e due peli biondicci al posto delle sopracciglia.

«Non è in vendita, fila.»

«Che gentile la signora, ho solo chiesto.»

«Ora può uscire per favore dal negozio? Con quei capelloni mi fai fuggire tutta la clientela.»

«Ma se non c’è nessuno!»

«Smamma.»

«Che modi, è un mio amico, sei sempre la solita scontrosa.» Una ragazza con una camicia bianca dal colletto ampio si avvicina a Paolo e lo saluta con un bacio sulla guancia.

«Lucy! E tu che ci fai qui?»

«E’ il negozio di mia zia, ogni tanto le vengo a dare una mano. Sai qualche sterlina fa sempre comodo sopratutto per il fine settimana.»

«Hai da fare?»

«Veramente sì, mi spiace.»

«Come non detto.»

«Avete il concerto a breve vero?»

«Sì al solito posto squallido, il Black Hole.»

«Allora ci vediamo lì, sabato vero?»

«Esatto.»

Paolo si avvicina per salutarla ma Lucy è già salita sul Pullman, dall’alto del secondo piano gli fa un cenno con la mano. In mezzo a tutto quel rosso quel viso candido spicca come un petalo bianco sull’asfalto.

La giornata scivola veloce. Fa buio presto in questa città. Paolo attacca a lavorare come lavapiatti in una pizzeria gestita da un cinquantenne pakistano che si spaccia per un napoletano Doc, come la mozzarella di bufala che rifila ai turisti con le papille gustative mal funzionanti. Paolo era arrivato a Londra da un paio di anni con la speranza di far sentire la sua musica a qualcuno. Aveva conosciuto Jonny, un ragazzo esile con le ossa sulla schiena che sembravano ali di uccello, mentre suonava la chitarra a Hide Park. Nessuno lo stava ascoltando, solo una signora dell’est Europa con le rughe profonde che sgranava un rosario seduta su una panchina poco distante, pregava in latino e teneva sulle ginocchia un’immagine della Madonna con Bambino presa in qualche chiesa gotica. Avevano stretto subito amicizia e parlavano molto insieme, del futuro, della speranza, della rinascita dell’umanità e dell’amore.

Per Paolo le notti sono dure, le mani sempre a mollo e le zanzare affamate che gli danno il tormento. Lava i piatti per ore e ore in uno stretto cubicolo 4 per 4 che divide con un paio di ragazzi coreani che non spiccicano un parola in inglese. Ma il pensiero di Lucy questa sera, porta il sole anche in un luogo così angusto. A fine turno, mentre sta ritornando a casa, un buco che divide con sette italiani della Basilicata, Paolo riconosce un viso conosciuto. Un viso di donna. I fari di una macchina illuminano per un attimo la scena. La ragazza è avvinghiata ad un uomo in un vicolo stretto e buio. I loro sguardi si incrociano. Il taglio orientale degli occhi nascosti dalle lenti rotonde della ragazza è inconfondibile. E’ Hiromi la nuova compagna di Jonny. Ma l’uomo che la sta baciando non è il suo amico. Lei sembra particolarmente coinvolta, si accorge della presenza di Paolo e gli fa un gesto deciso con la mano per allontanarlo. Lui rimane interdetto. Non sa se far finta di niente e riprendere la strada di casa o fare una scenata. Il colpo è violento. Un uomo sbucato dal nulla lo colpisce alla tempia con un oggetto contundente, un bastone, qualcosa che Paolo stramazzato a terra non riesce ad identificare, e quando i calci gli rimbombano sul petto non ha più neanche la forza di gridare aiuto. l’ultima cosa che ricorda prima di perdere i sensi è il ghigno soddisfatto di Hiromi che lo scavalca abbracciata ai due uomini. Quando rinviene la via si è illuminata di Lucciole, una donna su alti tacchi a spillo, calze a rete e un vestito minuscolo, lo tira su e lo rimette in piedi. Gli offre un bottiglietta di acqua. Paolo affoga la sua rabbia in quel liquido rigenerante.

«Belo puoi comprare mio corpo ma no mio amore.»

«Ti ringrazio cara, ma ti assicuro che non è il caso.»

«Come vuoi belo, sta lontano dalla gente cattiva, mi racomando.»

Paolo, con una mano sul fianco raggiunge il suo appartamento, zoppica. Sta mettendo la chiave nella toppa, dal dolore diffuso per tutto il corpo neanche si accorge del suo amico appoggiato al cancello. Ha uno guardo pieno di luce.

«E’ fantastica, Paolo! Non posso aspettare un minuto di più, devo fartela ascoltare. Ma che hai fatto? Paolo mi senti? Appoggiati, stai per cadere a terra. Paolo?»

Il ragazzo ha ancora la vista un po’ annebbiata, ma riesce a distinguere la voce che gli sta parlando. Allontana Jonny con uno spintone.

«Ma che fai, sei impazzito?»

«Lasciami stare.»

«Vuoi stare calmo! Dimmi che ti è successo? Chi ti ha ridotto in questo modo?»

«Non penso ti faccia piacere, saperlo.»

«Quante storie! Siamo e non siamo amici.»

«Non lo so più sinceramente.»

«Ora stai esagerando. Dimmi che cavolo ti è successo e falla finita.»

«Lei non è come pensi tu.»

«Lei chi? Di chi stai parlando?»

«Non fare il finto tonto, del diavolo orientale che ti porti sempre al guinzaglio.»

«Oh, datti una calmata, sei paranoico. La tua è una fissazione. Sei geloso in maniera ossessiva. Di cosa non l’ho ancora capito.»

«Jonny facciamo così, togliti dalle scatole, finiamo qua questo discorso e tutto il resto.»

«Non finiamo un bel niente.»

«Ti avverto, non ti conviene saperne di più.»

«Paolo mi stai facendo incazzare, parla e non fare il ragazzino. Dimmi chi ti ha pestato in questo modo.»

«Qui porci che si stavano divertendo con la tua amichetta. Contento ora?»

«Sei un infame.! Come ti permetti di insultare così la mia donna. Io la amo.»

«Non sto inventando proprio niente, ma se ti fa comodo così, fa come credi.»

«Hai esagerato, infangare così la reputazione di una ragazza. Paolo mi fai schifo.»

«E a me fanno schifo le tue canzoni. Da quando… »

«Da cosa?»

«Basta.»

«Ok basta.»

Johnny si stringe nelle spalle, sembra sparire nella giacca, ha freddo dentro le ossa anche se la serata è mite. Fischietta un motivo. Forse è la canzone che voleva far sentire al suo amico, forse questa volta avrebbero creato qualcosa di bello, insieme, avrebbero avuto successo, avrebbero cambiato il mondo. Il ritornello sarebbe meglio cantarlo in francese, sta pensando Paolo quando finalmente riesce a sdraiarsi sul letto.

*

La serata al Black Hole è di quelle cariche di aspettative. Jonny sta provando il microfono, un fischio esce violento dalle casse, il chitarrista accorda lo strumento, il batterista sta sistemando lo sgabello. Sono in tre a suonare questa sera. «Il bassista sarà presto rimpiazzato» sta dicendo il cantante mentre ammicca a Hiromi in prima fila che fa girare i cubetti di ghiaccio nel cocktail con l’ombrellino in bocca.

Paolo è appena entrato, le luci sono basse, nessuno può notarlo in fondo al locale. Partono le prime note ed ha subito un tuffo al cuore. Di schiena i capelli di Lucy brillano come in un cielo stellato. Vorrebbe avvicinarsi, farsi vedere, stringerle la mano, darle il Tricheco di peluche che le ha comprato, ma non ne ha il coraggio. Manca qualcosa nella band, non c’è la solita atmosfera. Tutti sembrano rendersene conto. Ora non badano più alla musica, hanno cominciato a parlare, a bere, a distrarsi, a ridere. Johnny sembra smarrito. Sembra solo. Chiude gli occhi e comincia a cantare per se stesso. Arpeggia sulle corde della chitarra. Si sente appena. E’ come un sussurro. Non lo ascolta più nessuno. Neanche Hiromi che ora sbadiglia vistosamente e cerca di togliersi qualcosa rimasta incastrata in mezzo ai denti. Le voci si armonizzano. Qualcosa è cambiato. La magia è tornata. Pian piano tutti se ne rendono conto. Torna il silenzio. Johnny sorride. Non apre gli occhi ma sa che al suo fianco c’è il suo amico, che canta insieme a lui, che suona insieme a lui. Parlano di amore, come hanno sempre fatto. Paolo canta che “Lei ti ama“. Johnny di un posto che frequentava da bambino. Cantano di vita, cantano storie e il pubblico non può fare altro che ascoltare. Ascolterà a lungo: questa sera, domani, fra una settimana, fra un anno, fra dieci, per sempre. Perché quello che crea la musica, l’amicizia e la verità nessuno può fare a meno di apprezzarlo. Per sempre.

Michelle

I’m the walrus

A hard days night

Lucy in the sky with diamond

Lady Madonna

Girl

Here comes the sun

Help

Penny Lane

Can’t buy me love

She loves you

And I love her