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Mercoledì mattina, sono le 08:45 e vi trovate nello studio del vostro medico di base.

La sala d’aspetto è al piano terra di una palazzina di 5 piani, porta anodizzata sempre aperta con l’aria condizionata che fatica a mantenere una temperatura appena decente. Siete arrivati alle 08:10 e in fila ci sono già tre anziani, il medico riceve dalle 9:15.

Insomma il caldo è intollerabile, vociare continuo, ronzio dell’aria condizionata e sedie scomodissime, quelle di plastica e ferro con i buchetti. Siete in attesa e attendete il vostro turno, si formano file artigianali alla “chi è l’ultimo?!”, fogli di carta scritti a mano, si sopporta la logorrea, la puzza, il sonno e la noia, ma pian piano la fila si sfoltisce, è il vostro turno e finalmente alle 9:45, siete fuori, perfettamente in ritardo per andare a lavoro.

È ovviamente uno schifo, ma immaginate se una mattina, appena arrivati, sempre dopo i tre vecchietti inizino ad arrivare una dozzina di persone tutte imbellettate, che gridano, striscioni e megafoni: «il SSN è un colabrodo!» «ladri ladri ladri! L A D R I» «il diritto alle cure solo quando vi pare! Meno vaccini, più prevenzione». Sono talmente tanti in quella minuscola sala d’aspetto che siete costretti ad alzarvi, anche voi venite risucchiati dalle urla. In un nano secondo siete già davanti alla porta del medico, tutti a bussare, mentre da dietro, la fila è una folla di indignazione. Segue discussione con il medico, vari scaricabarili, riconoscimenti congiunti di colpe, «ladri», «siete la casta». Si sono fatte le 11:30, in perfetto ritardo per tornare a lavoro.

Nei comuni, in Senato, alla Camere e nei sociali, il populismo ha la forma di questi indignati del mercoledì mattina. Non sono gli striscioni, ne le urla da ossessi, è il tempo che ci hanno fatto sprecare a pesare più di tutto. Sui temi duri di governo, come nelle scelte etiche, sui diritti o le riforme progressiste è tutto un vociare indistinto, non hanno fine, se non quello di ritardare e azzoppare. Il populismo non come movimento politico vero e proprio, ne come particolare categoria di partiti o forze politiche: ma come prassi consolidata di rimandi ed inconcludenza, farcita d’ignoranza e incompetenza. È un fare trasversale e legittimato dall’epoca di disillusione ideologica in cui viviamo, che colpisce la destra, la sinistra e chi nonèdidestranedisinistra.

Anche oggi, ad ottobre o nella primavera del 2018, saremo in perfetto ritardo per affrontare i problemi che ci stanno travolgendo. In perfetto ritardo per iniziare a fare sul serio.