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Il calciomercato – definito come l’insieme delle trattative contrattuali volte a definire il passaggio, a titolo temporaneo o definitivo, di un calciatore da una società ad un’altra – è da sempre legato alla parte “romantica” del calcio, perché permette ai tifosi di sognare (talvolta essendo accontentati) che un dato giocatore si trasferisca nella loro squadra del cuore. Il denaro che il calciomercato è in grado di muovere rende possibili pagamenti giusti, eccessivi o modesti, tenendo ovviamente conto delle circostanze e del valore del giocatore interessato.

Negli ultimi anni la concezione del calciomercato è cambiata radicalmente, non solo per quanto riguarda i prezzi (cosa facilmente comprensibile dato che i tempi cambiano e ci sono sempre più investitori ricchi pronti a spendere milioni), ma soprattutto per quanto concerne il modo in cui i giocatori vengono acquistati ed entrano in contatto con l’altro club. Oggi è considerato normale il fatto che le società che devono acquistare trattino direttamente con i procuratori dei giocatori, prima di contattare le società detentrici dei cartellini. Anche i prezzi sono però lievitati tantissimo rispetto agli anni passati. Si pensi che nel 1999 il Milan acquistò un giocatore del calibro di Andriy Shevchenko  pagandolo l’equivalente di 43 milioni di euro, mentre ora basta che un giovane prospetto esploda in una stagione per essere venduto a non meno di 50 milioni e con un ingaggio altissimo. Gli esempi sono tantissimi ed è abbastanza raro che un talento si riconfermi nella stagione successiva al trasferimento, ad esempio Geoffrey Kondogbia, pagato dall’Inter 36 milioni dal Monaco, ampiamente sotto le aspettative con i nerazzurri; André Gomes, pagato 35 milioni dal Barcellona per strapparlo al Valencia, quasi sempre in panchina e mai decisivo; James Rodriguez, pagato 79,8 milioni dal Real Madrid per acquistarlo dal Monaco, dimostratosi deludente e con poco spazio per via del suo ruolo di trequartista, poco congeniale al Real e Cristian Benteke, passato dall’Aston Villa al Liverpool per 50 milioni di euro.

Gli acquisti dell’ultima sessione di calciomercato sono stati i più eclatanti. Ousmane Dembélé è stato pagato ben 105 milioni di euro per passare al Barcellona dal Borussia Dortmund (all’età di 20 anni) per una grande stagione nel club tedesco; bisognerà quindi vedere se si riconfermerà . I due più grandi protagonisti però sono entrambi passati al PSG: Neymar e Kylian Mbappé, pagati rispettivamente 220 e 180 milioni di euro. Per entrambi la formula d’acquisto è una novità assoluta nella storia del calciomercato.

Neymar è stato comprato pagando la clausola rescissoria di 220 milioni – un acquisto impensabile per il fai play finanziario – ma reso possibile grazie ai soldi ricevuti dal giocatore dalla Qatar Investiment Authority (proprietaria del club parigino) per pagarsi da solo la clausola, aggirando in questo modo il FPF.

Mbappé invece è stato preso in prestito gratuito dal Monaco, con un obbligo di riscatto fissato appunto a 180 milioni. In questo caso la scelta discutibile è del club monegasco, che ha accettato di cedere (al momento senza guadagnare nulla) il proprio miglior giocatore alla diretta concorrente per il titolo di campione di Francia, nonché rivale.

Oggi i giocatori tendono a non avere rispetto dei contratti firmati, anche a lunga scadenza. Mbappé ad esempio, per convincere il Monaco a cederlo, ha disertato gli allenamenti e litigato con gli altri giocatori. Altro caso eclatante è Niang, ex giocatore del Milan (ora in prestito al Torino), che ha presentato un certificato medico alla società per non allenarsi, nel quale c’era scritto che il giocatore era stressato.

In conclusione, il problema non è rappresentato soltanto dalle cifre che si spendono, ma dall’atteggiamento dei giocatori (soprattutto se giovani), che sono disposti a tutto pur di guadagnare soldi in più, ed è questa la grande differenza con il passato.

Prima il calcio era (anche se non sempre) pura passione, un sogno che un giocatore aveva da ragazzino che finalmente si realizzava, ora si è ridotto ad un grande business.